Se tre anni fa la Russia produceva un migliaio di droni kamikaze all’anno, oggi ne sforna più di 30 mila e ne lancia contro Kiev quasi 4 mila al mese. Sono questi velivoli, che costano venti volte meno di un missile, a causare l’80 per cento delle vittime in Ucraina
Un agente delle forze dell'ordine ispeziona un drone kamikaze russo dopo un attacco a Kharkiv, in Ucraina (foto Ansa)
Il 17 ottobre 2022, otto mesi dopo l’inizio della guerra in Ucraina, la Russia finì sulle prime pagine di tutti i giornali per il lancio contemporaneo di 43 droni kamikaze di origine iraniana, che causarono quattro vittime nella capitale Kiev. Allora si trattava ancora di una novità e 43 droni in un unico attacco pareva un numero esorbitante. Oggi non è più così.
Da quando il Cremlino ha capito che i velivoli, economici e rapidi da costruire, possono essere più letali dei missili balistici, che al contrario sono enormemente più costosi, la produzione di droni è diventata una priorità per la macchina bellica russa.
E Mosca ha aumentato a tal punto la produzione industriale da potersi permettere di lanciare centinaia di droni kamikaze ogni notte. Fino a raggiungere il numero record di 810 velivoli d’attacco scagliati contro l’Ucraina in un solo giorno, la scorsa domenica 7 settembre.
La guerra dei droni
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