Il dittatore comunista ha parlato prima al popolo cinese, poi al mondo occidentale e infine a Taiwan. Con tutti e tre è stato belligerante, anche se si è travestito da agnellino
Il presidente cinese Xi Jinping insieme agli omologhi russo e nordcoreano Vladimir Putin e Kim Jong-un alla parata militare a Pechino per celebrare gli 80 anni dalla vittoria sul Giappone (foto Ansa)
«Senza Partito comunista non esiste la nuova Cina». È l'inno rivoluzionario, ad altissimo tasso patriottico e nazionalista, che il coro di migliaia di elementi cantava ieri in Piazza Tiananmen mentre i 50 mila invitati (l'accesso ovviamente non era libero) alla parata militare più imponente degli ultimi decenni sventolavano la bandiera rossa a cinque stelle. La stella centrale, quella più grande e luminosa, ha voluto ribadire ancora una volta Xi Jinping, celebrando di fianco a Vladimir Putin e a Kim Jong-un l'80mo anniversario della sconfitta del Giappone, è il Partito, incarnato dal suo leader: Xi appunto.
Il dittatore cinese, vestito alla Mao Zedong (anche se la giacca con il colletto tagliato in realtà non fu introdotta dal Grande timoniere ma da Sun Yat-sen), ha inscenato uno spettacolo imponente per lanciare tre messaggi alla Cina e al mondo intero.
La Cina è e resta comunista
Il primo e più importante, anche se dagli osservatori oc...
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