Torna il gender a scuola. Giovanardi: «Il governo risponda». Forum famiglie: «Chiediamo la sospensione»

Unar e ministero dell’Istruzione promuovono un corso a Roma a cura delle associazioni Lgbt. Intervista al senatore Ncd che ha promosso un’interpellanza in parlamento.

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Il 26 e 27 novembre prossimo a Roma si terrà un corso di formazione «per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere», promosso dall’Unar e dal ministero dell’Istruzione rivolto ai direttori generali del Miur stesso, ai direttori generali degli uffici scolastici regionali e ai coordinatori regionali dei presidenti delle consulte, tutto a cura delle associazioni Lgbt.
«È gravissimo. Non è passato neppure un anno da quando il ministero dell’Istruzione aveva ritirato i libretti “Educare alla diversità”, stampati con il patrocinio dell’Unar e del ministero delle Pari Opportunità per l’insegnamento dell’ideologia gender a partire dalla scuola primaria», spiega il senatore Carlo Giovanardi, Ncd, autore di un’interpellanza parlamentare insieme ad altri senatori e deputati del suo partito, per far luce sui fatti seguiti all’adozione della “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”, in attuazione alla direttiva percepita facoltativamente dall’allora ministro alle Pari Opportunità, Elsa Fornero.

UNA SETTIMANA PER EDUCARE. A ridestare l’allarme è stata la proclamazione della “Settimana nazionale contro la violenza e la discriminazione” (24-30 novembre), con il coinvolgimento di tutte le istituzioni di ogni ordine e grado, in cui sarà trattato il tema dell’identità di genere. «È intollerabile un indottrinamento degli alunni sin dalla scuola primaria alla teoria del gender, tramite un organismo come lUnar che non garantisce le condizioni di imparzialità previste dalla legge, con pesanti giudizi negativi sulla religione cattolica, la famiglia e la società e inaccettabili offese contro questi istituti fondamentali nella storia e nella cultura del nostro paese», hanno scritto gli interpellanti. Come mai le iniziative proseguono, se anche il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, aveva preso le distanze dalle politiche unilaterali dell’Unar, promettendo il coinvolgimento delle associazioni dei genitori in caso si discutesse di materie tanto delicate? «Stiamo aspettando una risposta dal governo – continua Giovanardi –, sia per quanto riguarda i contenuti delle proposte e dei programmi sponsorizzati durante la settimana contro la discriminazione, sia per l’imminente e preoccupante convegno nazionale per i dirigenti scolastici, organizzato da associazioni con una visione unilaterale». 

GENITORI PREOCCUPATI. Nel frattempo l’insegnamento del gender è proseguito di scuola in scuola, anche se in diversi casi è stato fermato dall’azione di genitori allarmati o insospettiti, che si sono avvalsi del loro diritto alla libertà di educazione. «Ora che l’azione torna ad essere ministeriale e non più sporadica, come dimostra la circolare del 17 novembre in cui il Miur comunica ai docenti la celebrazione della settimana anti discriminazioni, invocando l’inserimento di “iniziative stabili” nei programmi scolastici, esigiamo spiegazioni dal governo». Nel frattempo i genitori si stanno muovendo tramite un modulo (scarica qui) per il “consenso informato” da inviare ai presidi delle scuole dei loro figli. Citando l’articolo 30 della Costituzione e il 26 comma 3 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sul diritto-dovere di educazione, si «esprime la mia preoccupazione per alcuni fatti accaduti lo scorso anno (…) con progetti “contro il bullismo, l’omofobia, le discriminazioni” che in realtà divulgano la cosiddetta ideologia gender…di volantini con diverse pratiche omo-erotiche; da proposte di letture con espliciti riferimenti ai rapporti orali tra omosessuali, a incontri con esponenti del mondo Lgbt privi di contraddittorio».
Questi genitori e le loro associazioni «chiedono giustamente di essere informati dei contenuti precisi della didattica e che i dirigenti scolastici vigilino su di essi», prosegue Giovanardi e, si legge, che «in mancanza delle informazioni richieste o in mancanza del consenso scritto dei richiedenti genitori, il proprio figlio dovrà essere esonerato dal partecipare ai summenzionati progetti formativi».

IL FORUM DELLE FAMIGLIE. Parlando di discriminazione al contrario il Forum delle associazioni familiari ha comunicato che «sono stati coinvolti “i partner della Rete RE.A.DY e le associazioni del Gruppo nazionale di lavoro, istituito dall’Unar” e nessun’altro (…). Nessun esponente dell’associazionismo di matrice non omosessuale è stato convocato, nessun rappresentante delle famiglie o delle associazioni accreditate presso il Miur ha potuto dare il suo contributo. E ancora una volta siamo costretti a chiedere che l’iniziativa venga sospesa».
Ma se questa è un’iniziativa «necessaria a difendersi, è però inaccettabile che i genitori debbano avere paura che i loro figli siano indottrinati da un’ideologia nociva per il loro sviluppo senza che il ministro alzi un dito e anzi prosegua sulla linea dell’Unar. Attendiamo una risposta con urgenza. E pretendiamo che anche il convegno nazionale sul tema, sempre organizzato unilateralmente, sia immediatamente sospeso».

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