“The Circle” dimostra che non è tutto oro ciò che è social (anzi)

Una ragazza va a lavorare per un grande social network e finisce per sacrificargli la propria vita privata

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THE CIRCLE

Film elegante, diretto discretamente. È un thriller dell’identità e della paranoia con al centro una ragazza che trova un impiego in una sorta di Facebook dove scopre che in realtà in ballo c’è il potere, il tentativo di controllo a tappeto dell’individuo, il tutto mascherato da tante carinerie tecnologiche e da parecchio politicamente corretto.

Non è male questo The Circle: gli interpreti funzionano (anche Hanks barbuto che fa il verso a Jobs) e, al di là di un finale troppo affrettato, ti fa sorgere qualche dubbio intorno al luccicante mondo della Rete. Il controllo capillare, l’ossessione per la valutazione di qualsiasi cosa, la spersonalizzazione dell’io dietro il motto «Conoscere è bene, conoscere tutto è meglio».

C’è solo un problema: il film arriva tardi, dopo tre splendide stagioni di Black Mirror, la serie tv britannica che, in modo spesso geniale, ha messo il dito nella stessa piaga, conducendo lo spettatore nel lato oscuro del web, uno specchio nero che restituisce di te un’immagine cupa e amara.

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