Nel limbo dei Tfa, i docenti abilitati fuori da tutte le graduatorie

Sono undicimila i futuri professori che avevano superato i test d’accesso e i tirocini, e che oggi sembrano non avere un futuro, esclusi dal “concorsone” e dalle graduatorie per i precari

Dopo i precari (qualcuno messo in regola ormai alle soglie della pensione) e i vincitori del concorsone, nella platea degli insegnanti italiani si aggiunge una nuova categoria, che per il momento rischia di rimanere nel limbo dell’instabilità professionale. I docenti che hanno conseguito il Tfa nel 2012 o, come hanno preso a chiamarsi loro stessi, i “tieffini”.
Ben 11mila persone che su 150 mila partecipanti hanno superato tre impegnative prove d’accesso, e poi si sono abilitati frequentando corsi e laboratori, svolgendo 475 ore di tirocinio in classe a testa, e persino pagando di tasca propria. Oggi, quando avrebbero dovuto trovarsi inseriti nelle graduatorie di istituto, si trovano a loro dire in un limbo indefinito. È così che molti di loro si sono riuniti in comitati spontanei, uno dei quali è il Comitato Tfa ordinario Italia, presieduto da Gregorio Capuana, autore anche del blog “tieffini”.

Chi sono i “tieffini”?
Siamo le 11 mila persone che in Italia hanno conseguito il Tirocinio formativo attivo (Tfa), tra coloro che avevano diritto di entrare alla vecchia Ssis e coloro che avevano partecipato al bando del ministro Profumo. Dopo aver passato tre faticose prove, e concluso il primo ciclo di Tfa, però, ci siamo trovati davanti a una grossa disparità, pur avendo ottenuto tutti lo stesso titolo. Gli “ex Ssis” infatti sono stati introdotti nella graduatoria ad esaurimento (Gae), tutti gli altri no: un esclusione sostanziale, perché i nuovi docenti reclutati per metà arrivano proprio dal Gae. Non solo, allo stato attuale il ministero ha ulteriormente penalizzato i docenti Tfa, promuovendo un Percorso abilitante speciale (Pas), una sorta di “sanatoria” che fornirà l’abilitazione a tutti coloro che hanno almeno tre anni di servizio, ma senza alcuna prova d’accesso per verificare le conoscenze, e senza testare le capacità professionali in classe attraverso un tirocinio.

E voi “tieffini” cosa fate allora?
Abbiamo formato il Comitato Tfa ordinario Italia, che ad oggi ha raccolto molti consensi. Il 7 settembre abbiamo organizzato una manifestazione a Roma, cui hanno partecipato 700 persone. Ci ha ricevuto il capo del gabinetto del ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, poi il ministro stesso ha ricevuto una nostra delegazione che le ha presentato le nostre proposte di soluzione. Oggi siamo in contatto con diversi deputati del Pd che ci stanno supportando per fare sentire le nostre proposte. Attendiamo l’incontro con il sottosegretario all’Istruzione, come prossimo passo.

Quali sono le vostre proposte al ministro?
Chiediamo nell’immediato un decreto “salva Tfa”, con elenchi provinciali di abilitati al Tfa gestiti dagli Uffici scolastici ai quali ricorrere prima dell’inserimento di personale non abilitato. In tempi più lunghi chiediamo per i Tfa l’inserimento nelle graduatorie d’istituto, con contratti di supplenza, e successivamente le assegnazioni definitive. Il paradosso attuale è che l’anno prossimo i non abilitati lavoreranno, e gli abilitati invece no. Non possiamo nemmeno quantificare esattamente quante persone rimarranno escluse.