Sudan, l’avvocato di Meriam ricorre in appello: «A Dio piacendo, ribalteremo la sentenza di condanna a morte»

L’avvocato della donna cristiana condannata a morte per apostasia afferma che la settimana prossima la corte stabilirà la tempistica del processo

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sudan-meriam-islam-waniL’avvocato di Meriam Yehya Ibrahim, la donna cristiana sudanese condannata a morte per apostasia e adulterio, ha fatto ricorso alla corte di appello chiedendo che venga ribaltata la sentenza di primo grado.

«RIBALTEREMO LA SENTENZA». Come riferito alla Cnn dall’avvocato Mohamed Jar Elnabi, «a Dio piacendo la corte di appello ribalterà la sentenza e rilascerà» Meriam, che è incinta di otto mesi e secondo quanto riportato dal marito Daniel Wani, che l’ha visitata in carcere, «è incatenata per le caviglie e ha le gambe gonfie».

IL FIGLIO PUÒ USCIRE. Per Elnabi, la corte di appello ha richiesto i documenti in base ai quali Meriam è stata condannata. Una volta analizzati, stabilirà una tempistica per il processo la prossima settimana.
In prigione insieme alla donna dal 27 febbraio c’è anche il figlio di 20 mesi della coppia, Martin, che secondo l’avvocato potrebbe in realtà uscire dal carcere in qualunque momento su richiesta.

CONDANNA PER APOSTASIA. Meriam è stata condannata per apostasia lo scorso 15 maggio: la dottoressa di 27 anni è stata cresciuta come cristiana dalla madre, visto che il padre musulmano se ne è andato quando lei aveva sei anni. Ma il fratello insieme agli zii paterni l’ha accusata di essere stata allevata come musulmana e di essersi poi convertita al cristianesimo.
In Sudan, secondo la sharia, l’apostasia è punita con la morte e un matrimonio tra una musulmana e un cristiano non è valido e i figli che nascono dalla relazione sono illegittimi.

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