«Vucic autoritario come Putin. Era un peso per la Serbia»

Di Leone Grotti
28 Ottobre 2026
Kosovo, Russia, Bosnia, Ue. «Non sappiamo ancora che cosa pensano gli studenti su molti temi, ma non possono essere fare peggio di Vucic». Intervista al sacerdote e professore bosniaco Franjo Topic, fino al 2019 presidente di Napredak
Festeggiamenti a Belgrado domenica per la vittoria della Lista degli studenti contro il presidente ed ex premier della Serbia, Aleksandar Vucic
Festeggiamenti a Belgrado domenica per la vittoria della Lista degli studenti contro l'ex presidente ed ex premier della Serbia, Aleksandar Vucic (foto Ansa)

«Vucic ha governato la Serbia in modo autoritario e assolutista. Per il suo Paese e per tutti i Balcani è un bene che abbia perso le elezioni. Ma ancora non sappiamo che cosa farà la Lista degli studenti una volta al potere. Parlare è facile, governare è un’altra cosa». Al pari di tanti osservatori europei, anche Franjo Topic, sacerdote bosniaco, docente emerito alla facoltà di Teologia cattolica di Sarajevo, per 29 anni presidente dell’associazione culturale Napredak, una delle personalità più in vista della Bosnia ed Erzegovina, è rimasto piacevolmente stupito dal risultato delle elezioni di domenica in Serbia.

«Vucic come Putin»

Aleksandar Vucic, dominus della Serbia da 12 anni, prima come premier dal 2014 al 2017, poi come presidente fino a settembre di quest’anno, quando si è candidato nuovamente a primo ministro, ha riconosciuto subito la sconfitta elettorale contro la lista del movimento studentesco, nato appena due anni fa.

Gli studenti, che hanno iniziato a manifestare contro Vucic nel novembre 2024 in seguito al crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, incidente nel quale morirono 16 persone, tra cui un bambino di sei anni, «sono stati eccezionali nel portare avanti per ben due anni la loro protesta. E hanno girato tutta la Serbia per spiegare ai cittadini le loro ragioni», spiega a Tempi il professor Topic, che è anche fondatore e presidente dell’Unione pan-europea di Bosnia ed Erzegovina.

«Vucic è stato premier, poi presidente, ora voleva tornare premier. Proprio come Vladimir Putin in Russia. Controllava tutto ed era diventato un peso per la Serbia e per i suoi vicini», continua il professor Topic. «La gente ha capito che era il momento di liberarsi di lui e non a caso l’affluenza è stata record: ha sfiorato il 70 per cento».

Che cosa vogliono gli studenti?

Dal momento che gli studenti non hanno esperienza politica e di governo, nessuno di loro si è candidato effettivamente nella Lista degli studenti. Se la loro posizione contro la corruzione e contro il controllo politico dei media, marchi di fabbrica dei governi di Vucic, è chiarissima, più fumosa è quella sui grandi temi internazionali.

Uno dei personaggi più in vista della Lista degli studenti, ad esempio, Dejan Soskic, ex governatore della Banca nazionale di Serbia, ha parlato a favore dell’ingresso della Serbia nell’Unione Europea, ma ha anche criticato Bruxelles per le sanzioni alla Russia.

Un altro importante candidato, il professore Ilija Srdanovic, ha più volte sostenuto che il Kosovo è parte della Serbia.

L'ex presidente ed ex premier della Serbia, Aleksandar Vucic, riconosce la sconfitta alle elezioni
L’ex presidente ed ex premier della Serbia, Aleksandar Vucic, riconosce la sconfitta alle elezioni (foto Ansa)

«Non possono fare peggio di Vucic»

«La Lista degli studenti non si è ancora espressa su molti temi e bisogna aspettare per capire che cosa pensano e vogliono», continua il professor Topic. «Alcune dichiarazioni però sono state concilianti e molto interessanti. Di sicuro non possono fare peggio di Vucic che, per quanto riguarda il mio Paese, la Bosnia ed Erzegovina, ha sempre trattato la Republika Srpska bosniaca come qualcosa di sua proprietà, stringendo rapporti pericolosi con il suo ex presidente Milorad Dodik, che continua a portare avanti la retorica secessionista».

La speranza è che con la vittoria della Lista degli studenti Belgrado cambi posizione «verso la Bosnia e la Republika Srpska», ma non è facile perché molti serbi «continuano a vedere questa parte della Bosnia come un pezzo di Serbia».

I funerali vergognosi a Mladic

Il professor Topic è anche presidente della Fondazione sulla Fratellanza umana, impegnata anche grazie all’aiuto economico della Cei nella costruzione di una cappella dedicata a san Giovanni Paolo II e di un centro lungo la strada che collega Sarajevo, Novi Travnik e Spalato. La Fondazione si spende per il dialogo ecumenico e anche da questo punto di vista è un bene che Vucic abbia perso le elezioni.

«Io non posso dimenticare che Vucic ha organizzato a settembre i funerali di Stato per Ratko Mladic», il generale serbo che durante la guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995 uccise ottomila persone solo a Srebrenica, rendendosi responsabile del genocidio e dell’assedio di Sarajevo. «Mladic è un criminale di guerra e il suo funerale, al quale erano presenti sei ministri del governo serbo, è stato officiato dal patriarca della Chiesa ortodossa serba Porfirije».

«Come ha potuto il Patriarca celebrare i funerali di Mladic?», continua il professor Topic, che durante i 1.425 giorni dell’assedio di Sarajevo da parte dei serbi rimase nella capitale della Bosnia ed Erzegovina per aiutare la popolazione. «Poteva mandare un sacerdote, invece ha scelto di officiarli lui. È difficile dialogare a queste condizioni. Ma Porfirije era molto legato a Vucic. Anche per questo sono contento che abbia perso le elezioni: speriamo che i rapporti tra la Serbia il nostro Paese possano finalmente migliorare».

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