Stato islamico uccide almeno 100 dei suoi «jihadisti occidentali» perché volevano tornare a casa

Molti terroristi provenienti dall’Occidente si sono resi conto che il Califfato non è un paradiso ma ormai non vengono più fatti tornare indietro

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Un centinaio di combattenti dello Stato islamico provenienti dall’Occidente sono stati uccisi dagli stessi terroristi per aver tentato la fuga. Come riportato sabato da testimoni al Financial Times, molti jihadisti occidentali si sono resi conto che il Califfato non è quel paradiso che pensavano ma non sono stati lasciati tornare indietro.

ALMENO 100 ESECUZIONI. Secondo alcuni combattenti stranieri intervistati da Ft, «la situazione non è buona. Non possiamo dire la verità, siamo costretti a svolgere mansioni inutili. Uccidono chiunque si opponga ai loro comandi e dica: “no”». Un altro straniero, riporta l’Afp, avrebbe contato almeno «100 esecuzioni» a Raqqa di jihadisti arrivati dall’Occidente.

TROPPO TARDI PER SCAPPARE. A ottobre cinque inglesi, tre francesi, due tedeschi e due belgi avrebbero cercato di fare ritorno ai propri Paesi di origine dopo essersi accorti che quella dello Stato islamico non è una guerra di liberazione da un dittatore. Scoperti, sono stati arrestati. Il Centro internazionale per lo studio della radicalizzazione del King’s College London ha stimato che tra i 30 e i 50 inglesi vorrebbero tornare nel Regno Unito ma non possono farlo per paura di essere arrestati.

NUOVE REGOLE. Nuovi regolamenti approvati dai terroristi islamici prevedono che ad ogni combattente venga affidato un compito preciso. Per evitare la presenza di infiltrati, a ogni jihadista viene consegnato un documento dove si specifica la sua mansione. Una volta chiamato a un compito, chi non si presenta entro 48 ore può essere arrestato da una forza di polizia di nuova composizione formata da circa 400 membri.

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