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«La crisi in Siria peggiora: rischia di diventare la nuova Danzica»

maggio 10, 2018 Leone Grotti

Israele ha attaccato le postazioni iraniane in Siria. Intervista a Gian Micalessin: «Si rischia la guerra aperta tra le due potenze dopo la cancellazione dell’accordo sul nucleare»

Nella notte l’esercito israeliano è tornato a colpire la Siria con un attacco missilistico che, a detta di Tel Aviv, avrebbe distrutto «quasi tutte le infrastrutture iraniane» nel paese. Sono stati colpiti depositi di armi, siti logistici e centri di intelligence. Secondo fonti militari citate dalla Bbc, l’attacco sarebbe arrivato in risposta al lancio di 20 razzi da parte delle Guardie rivoluzionarie iraniane contro le postazioni dello Stato ebraico nel Golan. È il secondo attacco israeliano in Siria in pochi giorni e potrebbe non essere l’ultimo: «Tel Aviv vuole distruggere la presenza iraniana nel paese ma potrebbe arrivare fino a provocare la caduta del regime di Bashar al-Assad, innescando la guerra mondiale a pezzi di cui parla papa Francesco», spiega a tempi.it Gian Micalessin, inviato di guerra e autore di numerosi reportage dalla Siria, che domani presenterà insieme a Toni Capuozzo e Fausto Biloslavo al Museo del fumetto di Milano il primo esempio di Graphic Journalism italiano dal titolo: Bandiere nere. L’Isis a fumetti con protagonisti tre giornalisti di guerra.

A cosa è dovuta l’escalation di attacchi da parte dello Stato ebraico?
Israele ha approfittato della cancellazione dell’intesa sul nucleare da parte di Donald Trump, che mette l’Iran in una posizione di svantaggio e debolezza.

I singoli attacchi potrebbero portare a un confronto aperto tra le due potenze nemiche?
Il rischio c’è. Finché era in piedi l’accordo nucleare, l’Iran aveva tutto l’interesse a non reagire alle offensive israeliane e a mantenere un profilo basso. Ora però che ha perso tutto, sarà molto più determinato a reagire e a rispondere a Tel Aviv.

La mossa di Trump come cambia gli equilibri nella Repubblica islamica?
Ora il presidente Hassan Rohani è un’anatra zoppa e dovrà cedere il passo alle formazioni più conservatrici del paese, a quei pasdaran che sono i veri protagonisti dell’espansione delle attività militari dell’Iran in Medio Oriente. Sono loro infatti ad essere presenti in Siria, Iraq e Yemen, dove appoggiano i ribelli Houthi. Rischiamo un conflitto su vasta scala tra Iran e Stati Uniti in Siria, ma anche in Iraq. Perfino l’Arabia Saudita potrebbe essere coinvolta.

La Casa Bianca ha sbagliato?
Per me ha fatto un grosso errore strategico. Quello sul nucleare era l’unico accordo decente fatto da Barack Obama, l’unica iniziativa di politica estera giustificabile e salvabile. Così Trump non ha solo rafforzato i conservatori in Iran, ma impedirà anche i controlli sul nucleare iraniano da parte dell’Aiea.

Quali ripercussioni ci saranno in Siria?
Gli israeliani avranno buon gioco a combattere gli iraniani nel paese e potrebbero arrivare fino al punto di far cadere il regime di Assad. Bisogna vedere come reagirà la Russia, perché Vladimir Putin è l’unico leader a vantare buoni rapporto sia con Teheran sia con Tel Aviv. Non dimentichiamo che ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stato in visita a Mosca: Putin è l’unico che può aprire un dialogo, avendo con l’intervento russo fortemente limitato quello iraniano in Siria. Il Cremlino deve riuscire a fornire garanzie a Israele e allo stesso tempo ridimensionare l’Iran, anche se sarà molto difficile.

Ieri sono state diffuse le immagini dell’avamposto che gli Stati Uniti stanno costruendo a Manbij, un’area nel nord della Siria che i turchi vorrebbero conquistare.
È da tempo che si parla del progetto americano di addestrare milizie che controllino la zona al posto degli Usa. L’area però potrebbe anche finire sotto l’egida delle truppe saudite e questo porterà a un altro scontro sul territorio siriano con iraniani e russi, che non accettano l’interferenza di americani e sauditi.

La situazione si complica su tutto il territorio siriano.
Sì, stiamo davvero correndo il rischio che la Siria diventi la Danzica del Medio Oriente, con l’avverarsi della profezia di papa Francesco sulla guerra mondiale a pezzi.

Foto Ansa

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