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Iran. «Trump mette a rischio la pace mondiale e rovina l’Italia»

maggio 9, 2018 Leone Grotti

Intervista all’esperto e inviato di guerra di lungo corso, Alberto Negri: «Si può trattare con Kim Jong-un e non con la Repubblica islamica? Gli Usa hanno scelto di cementare l’asse con Israele e sauditi»

«Stati Uniti e Israele non accettano che l’Iran sia uno Stato sovrano e indipendente, quindi sono disposti a mettere a rischio la pace mondiale pur di impedirlo. Non capisco: si può trattare con Kim Jong-un, il dittatore nordcoreano che affama il suo popolo, e non con la Repubblica islamica?». Reagisce così Alberto Negri, esperto di politica internazionale, inviato di guerra di lungo corso per il Sole 24 Ore, alla decisione annunciata ieri da Donald Trump di stralciare l’accordo nucleare firmato nel 2015 con l’Iran da Barack Obama, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia e Germania. «L’asse della politica americana in Medio Oriente con Israele e Arabia Saudita contro l’Iran ormai è chiaro e questa mossa metterà in difficoltà i rapporti con l’Europa», dichiara a tempi.it.

NUOVE SANZIONI ECONOMICHE. Trump, ribadendo quanto già dichiarato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu la scorsa settimana, ha spiegato in un discorso di 10 minuti che il governo iraniano «ha mentito». Teheran continua «la ricerca di armi atomiche» e, anzi, «la sua minaccia militare è cresciuta del 40%». L’accordo firmato nel 2015 «dalla precedente amministrazione non ha mai portato alla pace e mai vi porterà». Di conseguenza gli Stati Uniti ripristineranno le sanzioni economiche e ne aggiungeranno di nuove, che saranno «le più pesanti possibile».

GENDARME AMERICANO. Bisogna innanzitutto ricordare, spiega Negri, «che i primi a non rispettare gli accordi sono stati gli americani, visto che hanno sempre mantenuto le sanzioni secondarie, continuando a sanzionare le banche e le istituzioni finanziarie che erogavano crediti all’Iran». Anche l’Italia ha fatto fatica a riprendere i rapporti economici con Teheran per questo motivo, cercando faticosamente di «aggirare questo ostacolo».
Per l’inviato di guerra, con questa decisione «Trump si allinea del tutto con gli obiettivi di Israele, dopo il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, e prepara il terreno, qualora diminuisse la presenza militare a stelle e strisce in Medio Oriente, a fare di Tel Aviv il gendarme americano nella regione».

IRAN SOTTO PRESSIONE. La mossa americana creerà problemi sia all’Iran che all’Europa. Per quanto riguarda la Repubblica islamica, «il presidente Hassan Rohani è da anni sotto pressione dell’ala più radicale del regime. L’accordo sul nucleare, infatti, non ha causato le ripercussioni economiche e politiche che ci si aspettava nel paese, soprattutto perché gli Usa non hanno mai rispettato fino in fondo l’accordo, come detto. Ad oggi, come certifica anche l’Aiea, Teheran non ha mai cercato di dotarsi dell’atomica» ma il futuro da questo punto di vista non è certo roseo.

DANNI ALL’ITALIA. L’Unione Europea ha manifestato l’intenzione di rimanere nell’accordo, anche se Trump ha promesso di punire chiunque continui a fare affari con Teheran. A risentirne in Europa sarebbe soprattutto l’Italia, primo partner commerciale nel continente del regime islamico. Se nel 2011 l’interscambio aveva raggiunto i 7 miliardi di dollari, dopo le sanzioni la cifra è crollata a 1,3 miliardi, mentre nel 2017 è risalito, superando i 3 miliardi. «Vediamo che cosa deciderà di fare l’Europa: sfideranno gli Usa oppure useranno la questione iraniana per non farsi imporre dazi su acciaio e alluminio dagli americani?», continua Negri.

DOPPIO GIOCO DI LONDRA E PARIGI. Che l’Ue decida di difendere in modo compatto l’accordo con l’Iran non è affatto scontato, visto che Gran Bretagna e Francia si sono schierati anche sulla questione siriana con gli Usa, bombardando insieme le basi del presidente Bashar al-Assad. «Londra e Parigi fanno ottimi affari con i sauditi, che rimangono il cliente migliore. Potrebbero quindi schierarsi a fianco di Washington e Tel Aviv». Dividendo e di conseguenza indebolendo così per l’ennesima volta la politica europea.

Foto Ansa

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