Siria, arcivescovo: «Incitare i cristiani a imbracciare le armi è da dissennati. Io rifiutai dal governo 700 kalashnikov»

L’arcivescovo siro-cattolico Hindo risponde al vescovo greco-ortodosso El Khoury, che aveva chiamato i cristiani alle armi per difendersi: «La violenza contraddice gli insegnamenti del Vangelo»

«Come uomini di Chiesa, non possiamo istigare i cristiani a imbracciare le armi per prender parte al conflitto. Non possiamo dire queste cose, è da dissennati. Va contro il Vangelo e la dottrina cristiana». Dichiara così all’agenzia Fides l’arcivescovo siro-cattolico Jacques Behnan Hindo rispondendo alle dichiarazioni del vescovo greco-ortodosso Lukas El Khoury, che pochi giorni fa aveva dichiarato: «Ogni giovane cristiano in grado di prendere le armi dovrebbe farlo per proteggere la Siria, le chiese e i conventi. Non possiamo restare con le braccia conserte».

KALASHNIKOV RIFIUTATI. Per l’arcivescovo Hindo «ogni cristiano è libero di fare le sue scelte secondo coscienza. Ma la Chiesa in quanto tale non può indicare a nessuno la via delle armi e della violenza, che contraddice gli insegnamenti del Vangelo. A me, già lo scorso anno il governo aveva offerto 700 kalashnikov da distribuire tra i cristiani di Hassakè, e mille per quelli di Qamishli, e io ho rifiutato. Noi siamo contro la violenza, da qualsiasi parte essa venga».

CRISTIANI PERSEGUITATI. La situazione in Siria è sempre più difficile per i cristiani, che sono l’oggetto delle violenze delle brigate dei terroristi islamici che ritengono giusto «uccidere gli infedeli». In tutto il paese chiese e monasteri sono stati attaccati, dissacrati e bruciati mentre i cristiani sono stati minacciati, obbligati a convertirsi e uccisi.
Il caso più eclatante è quello delle 13 suore di Maloula, che rapite lo scorso 2 dicembre sono tuttora tenute prigioniere dai ribelli nella città di Yabroud. Nonostante in un video amatoriale diffuso settimana scorsa le suore abbiano annunciato che sarebbero state liberate «tra due giorni», ad oggi non ci sono più notizie delle religiose.

YABROUD SOTTO ATTACCO. E proprio la città di Yabroud è in queste ore sotto l’attacco dell’esercito di Bashar Al Assad, che sta cercando di riprendere la roccaforte dei ribelli per liberare l’ultimo avamposto occupato nella regione del Qalamoun. Riportando sotto il proprio controllo la regione, l’esercito siriano riuscirebbe a impedire i rifornimenti ai ribelli che giungono dal Libano.
Intanto gli jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante e quelli di Al Nusra continuano a combattere sia gli uomini di Assad che l’Esercito libero siriano, colpevoli di non voler trasformare la Siria in un califfato islamico. Secondo quanto riportato dal Daily Star, martedì i terroristi islamici hanno giustiziato sei soldati dei ribelli «per aver commesso crimini violenti, tra cui stupro e omicidio».