«Siamo perseguitati, eppure la gente affolla le chiese più di prima»

Pakistan. Muri e filo spinato davanti alle chiese: anche questa è misericordia per i cristiani perseguitati di Lahore. Intervista all’arcivescovo Sebastian Shaw

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«Come si può sentire la misericordia di Dio quando la nostra gente viene uccisa?». Difficile dare torto a monsignor Sebastian Shaw, arcivescovo di Lahore. Negli ultimi due anni i cristiani della seconda città più grande del Pakistan non hanno conosciuto pace. L’ultima ferita è ancora aperta: la domenica di Pasqua un kamikaze talebano si è fatto saltare in aria nel parco di Gulshan-e-Iqbal, causando la morte di 74 persone. Nel 2015, invece, 14 persone morirono nel doppio attentato a due chiese cristiane nel quartiere di Youhanabad. In mezzo, altre decine di casi di persecuzione e discriminazione.

MISERICORDIA CONCRETA. Se, nonostante gli attacchi subiti, la misericordia è una realtà concreta per i cristiani di Lahore, è anche merito di Aiuto alla Chiesa che soffre. Monsignor Shaw parla a tempi.it durante la sua prima visita in Italia, a margine della presentazione del progetto Be God’s Mercy (Sii la misericordia di Dio), campagna di raccolta fondi di Acs per finanziare progetti di aiuto ai cristiani perseguitati in tutto il mondo. Alcuni progetti riguardano proprio Lahore.

«MURI E FILO SPINATO». «Il governo ci ha chiesto di aumentare la sicurezza davanti a chiese e scuole dopo gli attentati», spiega l’arcivescovo. «Dobbiamo alzare il muro che circonda la chiesa di San Giovanni, una di quelle colpite, e porre sopra la cinta il filo spinato. Dobbiamo anche installare telecamere e monitorare meglio l’ingresso, con almeno due uomini armati».

«PAURA DEI CRISTIANI». Davanti a simili misure di sicurezza, non c’è da stupirsi se «i cristiani si sentono insicuri e vivono nella paura». Come aiutarli? «Io ricordo sempre loro quello che ha detto Gesù: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” e “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”. In questo momento difficile la nostra fede viene messa alla prova».

CHIESE PIÙ PIENE. E la risposta dei cristiani di Lahore è sorprendente, come testimonia l’arcivescovo: «Quando veniamo perseguitati e discriminati, si generano confusione e spavento. Ma è proprio questo il momento in cui bisogna seguire di più il Vangelo per trovare risposte ed essere luce in mezzo alle tenebre. Infatti la gente affolla le chiese anche più di prima e le vocazioni sacerdotali aumentano: non solo per portare Gesù a tutto il Pakistan, ma a tutto il mondo».

FINO AL PERDONO. Si torna così alla misericordia. Come si fa a percepire le «carezze di Dio», come le chiama papa Francesco, in mezzo agli attentati? «In Pakistan dopo gli attacchi», racconta monsignor Shaw, «Acs insieme ad altre organizzazioni ci ha aiutato molto e ci ha mostrato solidarietà. Anche questa è misericordia. Io poi personalmente ho visitato a casa e in ospedale i feriti e le famiglie. Ma questo è un compito di tutta la Chiesa, anche se è difficile è Dio che ci chiede di farlo. La misericordia arriva fino al perdono di chi ci odia».

IL SACRIFICIO DI BASIR. È sicuramente un esempio Akash Basir, il giovane 20enne che l’anno scorso si è sacrificato abbracciando e neutralizzando il kamikaze che voleva farsi esplodere dentro la chiesa di Youhanabad: «Ha dato la vita per impedire l’uccisione dei fedeli dentro la chiesa», lo ricorda l’arcivescovo di Lahore. «Potrebbe essere aperta la causa di beatificazione, ma sarà la Conferenza episcopale del Pakistan a deciderlo».

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