Shoah. Biblioteca minima dell’orrore

Poesie, romanzi, film, testimonianze e saggi storici per non ridurre la comprensione dell’Olocausto a esangue liturgia sentimentale

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Che voci ascoltare e leggere per la Giornata della Memoria? Come orientarci in un mare di libri, articoli, film, che, spesso, anziché offrire piste di analisi ci disperdono nei mille rivoli della militanza politica postuma, della censura morale a costo zero, dell’estetica strappalacrime? Si tratta di una sfida improba e l’abuso commerciale della memoria, il ricordo spiccio e assurto a facile liturgia pubblica, la riduzione indebita dell’ebraismo a “shoaismo” – spesso praticata anche da ebrei –, non aiutano al riguardo, contribuendo forse ad aumentare la confusione.

Dando per letti La Notte (Giuntina) di Elie Wiesel e Se questo è un uomo, La Tregua e I Sommersi e i Salvati di Primo Levi – come pure la visione di Schindler’s List di Steven Spielberg –, vorrei proporvi una “bibliografia minima” che non ha pretesa di esaustività e che, trattandosi di una cernita, tradisce i miei studi, interessi e inquietudini. Credo, tuttavia, che per molti possa risultare un’interessante bibliografia alternativa, con testi forse poco frequentati ma tutti reperibili in italiano. Vi sono due scritti, al contempo di testimonianza e di riflessione sulla Shoah, che possono restituirci spaccati dei tremendi eventi occorsi, ma anche obbligarci a “pensarli”.

Simon Wiesenthal, formidabile cacciatore di nazisti, ci consegna Il Girasole. I limiti del perdono (Garzanti), in cui racconta di una SS morente che gli chiese perdono. Wiesenthal non perdonò, ma il suo mancato perdono continuò a turbarlo per tutta la vita, pungolo che lo costrinse a far visita alla dolente madre del giovane nazista e a interrogare altri testimoni e intellettuali sul suo comportamento. Questo testo, così intriso di dolore e scarnificante, è una riflessione polifonica sul “perdono” e sulla sua “possibilità” (o impossibilità), che raccoglie, come in una sorta di antologia, le varie risposte. Da accostarsi a questa lettura è il volume Responsa (Morcelliana) del rabbino Ephraim Oshry. Si tratta di una preziosa selezione di responsi rabbinici scritti da Oshry nel ghetto di Kaunas, in Lituania, riguardanti le strazianti domande che i singoli ebrei o il consiglio ebraico del ghetto posero al locale tribunale rabbinico in condizioni devastanti. Questo testo, oltre a essere una testimonianza religiosa di straordinaria potenza, restituisce frammenti, altrimenti spesso dimenticati, dell’ebraismo religioso durante la Shoah.

Ma gli ebrei, oltre al ricordo, come hanno tentato di riflettere su questo male radicale? Vorrei suggerire due testi letterari: Yossl Rakover si rivolge a Dio di Zvi Kolitz (Adelphi), in cui sembrano registrate le urla, la disperazione e la fede di un ebreo resistente nel ghetto di Varsavia ormai in fiamme e La notte tace. La Shoah nella poesia ebraica (Belforte), una cesellata antologia di poesie (con l’originale ebraico a fronte) che traspongono in arte l’orrore dei lager e della deportazione, nella lingua parlata dal Popolo che si è cercato di annientare, l’ebraico. Ritrovano qui voce alcuni poeti uccisi nei campi, alcuni poeti sopravvissuti e figli e nipoti dei superstiti.

Per un’analisi più compiuta della sofferta e variegata riflessione teologico-filosofica ebraica sulla Shoah, il testo più ampio in italiano è Pensare Auschwitz (Ed. Thalassa De Paz). Credo, tuttavia, che una delle opere filosofiche più pregnanti sia Tiqqùn. Riparare il mondo. I fondamenti del pensiero ebraico dopo la Shoah (Medusa) del pensatore E.L. Fackheim. Ma da dove tanto male? Che storia ha? Segnalo due scritti: il fondamentale saggio Genocidio. Una passione europea (Marsilio) dell’insigne storico e pensatore Georges Bensoussan e “Giudaica Perfidia”. Uno stereotipo antisemita tra liturgia e storia (Il Mulino) dello storico Daniele Menozzi circa l’insegnamento del disprezzo trasmesso dal culto pubblico e ufficiale delle Chiese sino all’attuale riesame, più o meno compiuto, del rapporto dei cristiani con gli ebrei.

Proprio tutti tacquero? Certamente vi furono le nobili storie di oppositori al nazismo e al fascismo, sia non credenti sia cristiani, la cui lettura è da raccomandarsi. Consiglio un libro e un film riguardanti nello specifico la società tedesca. Il saggio Uccidere Hitler. La storia dei complotti tedeschi contro il Führer (Bollati Boringhieri) dello storico israeliano Danny Orbach; il film è l’eccellente Il labirinto del silenzio, asciutto e non retorico, diretto nel 2014 da Giulio Ricciarelli – milanese di nascita e tedesco di adozione –, descrivente il processo che nel 1963 portò la Germania a giudicare alcuni criminali nazisti, mettendo il Paese per la prima volta dinanzi alla propria recente storia criminosa.

E oggi? L’antisemitismo ha purtroppo trovato nuova linfa – tradizionale o “di importazione” dal mondo islamico – e l’antisionismo è la sua principale mutazione genetica contemporanea. Ecco quindi tre importanti titoli sul “dopo” e sull’“oggi”: due saggi dello studioso David Meghnagi: Le sfide di Israele: lo Stato ponte tra Occidente e Oriente e Ricomporre l’infranto: l’esperienza dei sopravvissuti alla Shoah (entrambi editi da Marsilio) e il libro-denuncia di Giulio Meotti Muoia Israele: la brava gente che odia gli ebrei (Rubbettino).

Foto Ansa

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