Serenetta Monti, la prima dissidente grillina: «Vi racconto il mio processo kafkiano a 5 Stelle»

È stata la prima candidata sindaco di Grillo e Casaleggio a Roma. Poi il procedimento davanti ai probi viri per le accuse di Roberta Lombardi. Assolta, ha lasciato il partito

Non è stata, tecnicamente, la prima “epurata” del Movimento 5 Stelle, ma quasi: Serenetta Monti è stata la prima candidata sindaco proveniente dai meetup grillini in una grande città: Roma, aprile 2008. Tre mesi dopo, Monti è stata processata dal Consiglio dei probi viri dell’allora movimento, su proposta dell’attuale capogruppo M5S alla Camera Roberta Lombardi, ma è stata assolta. Quattro mesi dopo è stata lei a sbattere le porte in faccia a Grillo, Casaleggio e associati per sempre, «nauseata per l’immobilismo sul territorio, la mancanza di un progetto politico e la gestione del “megafono” Grillo-Casaleggio» spiega a tempi.it.

Quando ha conosciuto il movimento di Grillo?
Ho vissuto l’esperienza del meetup di Roma: i meetup venivano sponsorizzati da Grillo durante i suoi spettacoli itineranti, e così, da sua spettatrice, conobbi le persone attive sul territorio romano. Per “attive” intendo esclusivamente online, io arrivavo invece da una esperienza sul territorio, perché lavoro in un sindacato autogestito, l’Unione sindacale italiana. Comunque c’era la possibilità di interagire: il meetup poteva segnalarci dal forum ciò che non andava in città, e io decisi di collaborare. Nel giugno del 2007 sono stata nominata organizer, cioé responsabile-moderatore del meetup di Roma. All’epoca in tutt’Italia eravamo in 900, e a Roma di fatto noi super attivi eravamo una ventina, gli altri davano contributi virtuali. La prima volta che sono stata contattata dalla Casaleggio e Associati è stato in occasione del primo V-Day, nel luglio 2007, cercavano un referente sul territorio per la raccolta firme “Parlamento pulito”. Conobbi personalmente Grillo l’8 settembre successivo, quando è stata depositata la petizione in Cassazione e abbiamo tenuto il V-Day a Roma. A Bologna era supportato dalla Casaleggio e Associati, noi da soli siamo riusciti a portare in piazza 50 mila persone. Ci siamo dovuti esporre economicamente in quell’occasione. Ricordo che quel giorno abbiamo raccolto pari pari la somma per rientrare nelle spese, pubblicando i resoconti online.

E la candidatura a sindaco com’è arrivata?
Un mese e mezzo dopo l’ottimo successo del V-day, Grillo decise che si poteva presentare le liste. Una scelta dall’alto, non se n’era mai parlato nei meetup. A Roma, prima abbiamo tenuto  un’assemblea per decidere se era opportuno o no, poi abbiamo indetto le primarie. Chi voleva candidarsi, doveva mettere il curriculum online, ma la votazione è stata fatta dal vivo in un locale della città. Quella sera vennero 250 persone, e io per una manciata di voti ho vinto sull’altra candidata, Roberta Lombardi.

L’ha conosciuta bene quindi, prima che arrivasse alla Camera. Era brava?
Sì, era bravissima da dietro il computer. Non era molto presente sul territorio, per il V-day io ho dato una mano persino mentre a montare e smontare il palco, lei ci ha fornito dei contatti di qualche personaggio noto da invitare, ha portato ad esempio Jacopo Fo. E si è messa in luce.

Come sono andate le elezioni?
La lista Amici di Beppe Grillo non raggiunse la soglia di sbarramento del 3 per cento: abbiamo preso 45 mila voti, cioè il 2,75 per cento. Erano tanti per noi, all’epoca non c’era tutto questo fragore mediatico. Comunque siamo riusciti a far eleggere quattro consiglieri municipali.

Dopo di che sono iniziati i problemi. Roberta Lombardi, fino allo scorso dicembre, l’ha accusata di essere la «candidato sindaco che si fece prima la propria campagnuccia distraendo fondi comuni e non rendendo conto a nessuno di quello che faceva».
Accuse del tutto false, tanto che questo commento dell’onorevole Lombardi sul forum “roma5stelle” è stato rimosso dopo che ho annunciato una querela. L’accusa è caduta dopo un vero e proprio processo cui sono stata sottoposta, con tanto di accusa e difesa, davanti all’organismo del movimento politico, il collegio dei probi viri, dal quale sono stata del tutto assolta. Io mi ero occupata di una raccolta fondi per le vittime della ThyssenKrupp, 300 euro, e la Lombardi mi aveva accusato di aver usato quei soldi per la mia campagna. La verità è che i fondi io li avevo conservati accuratamente, ma non avevo avuto il tempo di versarli perché durante la campagna io lavoravo, usando ferie e permessi per le interviste e incontri elettorali. Dunque l’accusa è stata per me doppiamente fastidiosa. Addirittura, dato che si era creato un debito dell’associazione, mi sono offerta di espormi con le banche, mettendo a garanzia la mia busta paga. Io ci ho creduto davvero in questo progetto, quando si è trattato di correre per la faccia di Beppe Grillo.

Perché se n’è andata?
Dopo l’elezione dei quattro consiglieri municipali, è emerso un totale disinteresse del territorio verso l’attività politica. I consiglieri sono stati abbandonati a loro stessi. Qualcuno anzi è stato persino attaccato, in assemblee montate apposta, solo perché accettava l’incarico di presidenza della commissione Bilancio della municipalità. «Accettare questa presidenza significa essere collusi col Pd!», dicevano. Non c’era politica effettiva, non c’era nemmeno unità tra di noi, o un programma condiviso: i grillini romani dal 2008 al 2011 sono spariti e riapparsi per il Forum acqua bene comune.

Cosa pensa delle critiche di scarsa trasparenza e poca democrazia mosse a Grillo e ai cinquestelle?
Non seguo più la loro organizzazione interna, e cerco di mantenere il beneficio del dubbio leggendo i giornali. Ma osservo che mentre in campagna elettorale hanno promesso di stravolgere l’attività parlamentare, e in questi due mesi sono state depositate 20 proposte di legge, delle quali nessuna sul reddito di cittadinanza, che è stato centrale nello Tsunami tour. Grillo aveva promesso persino una cifra precisa, mille euro, e magari qualche povero disoccupato ci aveva creduto davvero. E ora dovremmo dar loro altro credito? Io non ho più tempo. Non sanno fare nemmeno opposizione, hanno fatto una scorpacciata di poltrone nelle commissioni (credo siano 35) ma per fare cosa? Per sfottere Bersani? La politica non funziona così, non conta solo per quanto sei bravo a dire no. E la responsabilità è di tutte le persone che non hanno mandato al diavolo Grillo e Casaleggio per continuare a sfruttare l’effetto megafono che garantiscono. Adesso, però, appena si muovono in modo diverso scende su di loro la mannaia del megafono che è più forte di tutti.