Sei onesto o corrotto? Dimmelo con un lancio di dadi

«La scienza» ci conferma con un ottimo esperimento a muzzo che «è la società a corrompere i ragazzi». Articolo imperdibile del Corriere

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Il Correttore di bozze si augura tanto che i suoi fortunatamente sempre più rari lettori non si siano persi ieri l’importantissimo articolo di Giuseppe Remuzzi apparso ieri sul Corriere della Sera. Vi è infatti contenuto un insegnamento scientifico-morale talmente alto che di sicuro chi si prenderà la briga di addentrarsi nella lettura ne uscirà come minimo trasformato in un uomo perfino migliore del Correttore di bozze. Anvedi che progresso.

Dice Remuzzi che «la scienza» finalmente è riuscita a dirci una parola definitiva su uno dei dilemmi che assillano da sempre la nostra civiltà. Ovvero: sono gli uomini corrotti che corrompono la società o è la società corrotta che corrompe gli uomini? Uno magari pensa a quel mariuolo nato del Correttore di bozze e la risposta viene facile. Però non è che a questo mondo ci sono solo caccole malvissute come lui: ci sono anche tante persone perbene. Ecco, a quanto pare adesso «la scienza» ha potuto dimostrare che perbene si nasce, mentre corrotti e corruttori (nonché correttori) si diventa. Per colpa del porco mondo ovviamente.

Ed essendo «la scienza», appunto, «la scienza», mica poteva accontentarsi di abbozzarla così, questa suprema verità. No. L’ipotesi è stata sottoposta a un inoppugnabile «esperimento», il quale ha finito guarda caso per confermare «come l’onestà di un Paese influenzi il comportamento dei suoi giovani». E come, al contrario, «è la società a corrompere i ragazzi».

Incredibile vero? Eppure è proprio così. Il risultato della ricerca, scrive Remuzzi, «è stato appena pubblicato su Nature».

Ma quale geniale idea sperimentale avranno mai avuto questi scienziati inglesi, tedeschi e americani per arrivare a dimostrare tutto ciò? Spiega Remuzzi: «Sono partiti dalla classifica dei paesi di cui si conosce la tendenza a violare le regole (evasione fiscale, frode elettorale e politici corrotti) e ne hanno selezionati 23 per tre livelli di corruzione». Poi, «una volta stabilito il livello di corruzione di un determinato paese, in base ai dati del 2003, hanno fatto un esperimento che ha coinvolto 2.568 studenti (poco più di 100 per ogni paese) fra il 2011 e il 2015», e cioè tutta gente che nel 2003 non poteva aver corrotto niente e nessuno.

Adesso seguite bene l’esperimento. Racconta Remuzzi: «Ciascuno di questi ragazzi, chiuso in una stanza e al riparo da occhi indiscreti, doveva lanciare un dado e riportare ai ricercatori il numero che otteneva in forma assolutamente anonima. Qui viene il bello: se con il dado ti viene uno guadagni mezza sterlina, se ti viene due ne guadagni una e poi sempre di più fino al cinque che vale tre sterline, ma se esce il sei non ti danno niente. Si poteva anche imbrogliare perché non c’era alcun controllo sul risultato del singolo e questo i ragazzi lo sapevano».

Indovinate un po’: di che paesi erano secondo voi i giovani che tendevano a mentire di più sul risultato ottenuto al lancio del dado? Indovinato. «La correlazione» tra frottole studentesche e corruzione del paese di origine «è stata diretta e altamente significativa», gioisce Remuzzi. «Vuol dire che più la società è corrotta più gli studenti di quel paese tendono a mentire». La kasta fa l’uomo ladro, commenterebbe soddisfatto un Gian Antonio Stella.

Morale del Corriere: «Questo studio dimostra che è la società che influenza il comportamento dei ragazzi e non il contrario, come dire che la corruzione corrompe».

Al che il Correttore di bozze direbbe: chissà quindi che risultati imbarazzanti avranno registrato gli studenti italiani, immersi come sono nel paese più corrotto del mondo, nell’economia più sommersa della galassia, nel votame di scambio più mafioso dell’universo. E invece, a sorpresa, informa Remuzzi, «i nostri ragazzi dicono meno bugie dei loro coetanei dell’Europa e addirittura meno di quelli di quei paesi con indice di corruzione bassissimo, come Austria e Olanda».

Ma come è possibile tutto ciò, se è vero che «i livelli di corruzione rilevati nel 2003 in Italia sono più alti di quelli di qualunque altro Paese del Vecchio Continente e questo è ben noto», come ricorda Remuzzi?

A questo punto il Correttore di bozze, furbetto e disonesto che non è altro, colto da un sospetto si fa un giro sul sito di Nature e scopre che tra le fonti utilizzate da «la scienza» per classificare i paesi in base al tasso di corruzione, evasione fiscale eccetera ci sono il «ben noto» rapporto della Commissione europea (forse l’unica opera d’intelletto umano più screditata dei pensierini del Correttore di bozze) e l’altrettanto «ben noto» indice della “corruzione percepita” escogitato da Transparency International.

Perciò appare assolutamente opportuno ripetere con Remuzzi che «la scienza non finisce mai di sorprenderci».

A questo punto, vista l’indiscutibile oggettività delle fonti utilizzate dai ricercatori, perfino il Correttore di bozze si sente autorizzato ad aggiungere un paio di riflessioni a quelle di Remuzzi.

1. Prendete per esempio questo dato citato dal Corriere: «In Tanzania, per esempio, il tasso di disonestà dalle rilevazioni del 2003 era altissimo, ebbene quasi tutti gli studenti della Tanzania dal lancio dei dadi hanno dichiarato di aver avuto valori di quattro o cinque (il sei, quello per cui non ti danno niente, non veniva fuori proprio mai!); quegli studenti hanno mentito e così si sono portati a casa un bel po’ di soldi». Ma un discorso analogo si potrebbe fare per tutti i paesi di origine degli studenti più “bugiardi”, e cioè Marocco, Cina, Vietnam, Colombia, Kenya eccetera. Il che potrebbe voler dire sì che «è la corruzione a renderci corrotti». Ma magari invece «è la fame a renderci meno coglioni», perché no? Il Correttore di bozze sente che anche questa è una domanda da girare a «la scienza».

2. Il Correttore di bozze, forse rischiando di avventurarsi nella filosofia (materia che andrebbe interdetta ai bifolchi come lui), riconsidera il bel titolo scelto dal Corriere, «È la società a corrompere i ragazzi», e non può fare a meno di commuoversi ritrovandovi una qualche spensierata eco di gloriose tesi vecchie quanto Rousseau, tesi che per altro se prese sul serio, come insegna la storia, possono portare a onestissimi esperimenti anticorruzione tipo i gulag. Sai che partitoni a dadi là dentro?

3. Remuzzi cita san Gregorio Magno per dire che «quando il buono si corrompe diventa il peggiore degli uomini», e a un certo punto si domanda «quanto tempo ci vuole perché un individuo che nasce onesto (“buono” come diceva san Gregorio) poi venga corrotto dalla disonestà del suo paese». Ecco, anche l’equazione onestà=bontà è sociologicamente abbastanza interessante, ancorché azzardata. Il Correttore di bozze, per esempio, non è affatto buono, anzi di per sé è abbastanza un infame, ma è onestissimo quando dice che «la scienza» farebbe bene a evitare certe cacate.


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