Se serve un “campione” per essere liberi di parlare

Il governo britannico vuole nominare un garante per il free speech nelle università, posti dove ormai impera la dittatura del politicamente corretto

Statua di Winston Churchill deturpata con scritte "razzista" a Londra

Il governo britannico nominerà un «campione della libertà di parola» per arginare la censura del politicamente corretto. È ormai qualche anno che se ne parla e, già nel 2018, avevamo segnalato la notizia con un titolo che ancora oggi mantiene la sua attualità: Qualcosa non quadra se ci vuole una regola per poter parlare liberamente. C’è qualcosa di paradossale, infatti, nel tentativo di contrastare la follia che ha preso le università inglesi, luoghi che, per vocazione, dovrebbero essere l’ambito della ricerca e della discussione e che, invece, si sono trasformate in gabbie dove si può dire solo ciò che è consentito dalla mentalità mainstream.

È il fenomeno di cui spesso abbiamo parlato, identificabile grossomodo con le parole cancel culture e Black lives matter. Due movimenti d’opinione che, in nome dell’antirazzismo, pretendono di mettere il bavaglio a chiunque non si allinei. Fenomeni che, come abbiamo più volte scritto – basta rileggere la nostra bella intervista a Trevor Philips – hanno finito provocare un danno maggiore di quello che vogliono arginare.

La scusa della tolleranza

Già tempo fa il governo inglese aveva cercato di porre un freno agli umori distruttivi dei neo-censori chiedendo ai musei di non intraprendere iniziative legate a motivazioni politiche, sull’onda delle proteste del movimento antirazzista. Ora lo fa con questa nuova figura del «campione della libertà di parola» che, secondo quanto annunciato dal ministro dell’Istruzione, Gavin Williamson, dovrebbe garantire a tutti la possibilità di esprimersi senza subire alcun torto. Anzi, di più: i conservatori vorrebbero introdurre nuove leggi che proteggano i discriminati per le proprie idee e obbligare le università a garantire una pluralità di posizioni, pena la sospensione dei fondi pubblici.

Il tutto appare abbastanza grottesco, ma fa ben capire a quali vette paradossali si giunga seguendo i dettami del politicamente corretto, una religione laica liberal progressista che, nel nome della tolleranza, tappa la bocca a chi considera “intollerante”.

Foto Ansa