Sanremo 2012. Morandi: «Cominciamo con le canzoni». È una battuta?

Pagellone sulle interpretazioni canore dei protagonisti dell’Ariston. Quasi tutti rimandati o bocciati. Ma c’è anche qualche piacevole sorpresa.

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Sanremo 2012. Ieri sera. Dopo un’ora tra televendite, pubblicità, un inutile e incomprensibile balletto, sulle note di “Also sprach Zarathustra”, nell’arrangiamento di quarant’anni di Eumir Deodato (a proposito di retròmania), arriva Gianni Morandi e annuncia: «Cominciamo “subito” con le canzoni». È la miglior battuta comica della serata. 

Dolcenera (Ci vediamo a casa): Battisti la cantava già più di trent’anni fa, anche la costruzione del brano risente di atmosfere anni Ottanta. Superfluo.

Bersani (Samuele non Pierluigi) con Un pallone, evoca lo smarrimento del Pd dopo il risultato delle primarie, proprio lì in Liguria (E mantenere la calma adesso, per non sentirsi un pallone perso). Voce insicura, brano evitabile. Dovrebbe salutare il Festival al prossimo turno.

Noemi (Sono solo parole): si crede la reincarnazione di Mia Martini. Brano ripetitivo, non ipnotico, senza idee, non l’aiuta di certo. Ritorni a X-factor.

Renga (La tua bellezza): simpatico come la sabbia nelle mutande, la canzone è un po’ pretenziosa. Coldplay de noantri, se la tiri di meno.

Chiara Civello (Un posto al mondo): sopravvalutata? La voce è gradevole, il brano pure. Viva l’onestà!

Irene Fornaciari (Grande mistero): un grande mistero come Van de Sfross abbia potuto licenziare un brano così brutto e inconcludente, irriconoscibile. La ragazza si dà da fare, ma l’impressione è che sia tutto fiato sprecato. A volte succede.

Emma (Non è l’inferno): guarda caso dopo che Celentano aveva parlato del Paradiso. Testo impegnato che fa passare in secondo piano la costruzione musicale, sincera, come la voce dell’interprete. Candidata, forse anche alle politiche.

Marlene Kuntz (Canzone per un figlio): continua l’equivoco. Perché un gruppo di un’altra galassia, di un altro mondo musicale (non necessariamente il migliore) deve pagare pegno a Sanremo? Forse il testo era bello, ma è stato coperto da un arrangiamento demenziale, tutto fiati e ottoni. Aspettiamo la versione da studio.

Finardi (E tu lo chiami Dio): ma quanto acqua è passata dal Parco Lambro? Che ne è della Musica Ribelle? Gli vogliamo bene, tra domande esistenziali e acuti insoliti.

D’Alessio e Bertè (Respirare): Gigi assomiglia a Carlo d’Inghilterra che preferiva Camilla a Diana. Ma possiamo dirlo? La coppia “Replicante & Bravo Guaglione” funziona. Il brano è festivaliero al punto giusto e si candida per la vittoria. 

Nina Zilli (Per sempre): cofana alla Whynehouse, brutta canzone, senza capo né coda.

Dalla & Carone (Nanì): il carisma di Lucio si percepisce. Ritornello da operetta, argomento fintamente scabroso; Carone si conferma tra i giovani più interessanti usciti dai talent tivù.

Arisa (La notte): Sorpresissima! Bisognava tirare fino a mezzanotte e mezza per ascoltare un brano di cotanta bellezza. Strepitosa l’interpretazione, ottimo il pezzo, un brivido finale ci ha attraversato la schiena e alla fine abbiamo trattenuto le lacrime. Vincitrice morale (e speriamo anche di fatto, ma, purtroppo, non sarà così) del Festival 2012.

Matia Bazar (Sei tu): i veterani sfoggiano grande esperienza e un pezzo dove ci sono troppi deja vu, o vogliamo chiamarli plagi?

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