È troppo chiedere al Papa di fare chiarezza sulle unioni civili?

Non regge la tesi del trappolone nemico. Il caso del documentario di Afineevsky suona al popolo strano e confuso. Urge una parola dirimente

Papa Francesco

Cronache di mezzo lockdown / 3

La buona notizia è che la mia nipotina Bianca ha firmato il contratto per il film che sarà prodotto da Cameron Diaz sulle ragazze – lei e le sue amiche campionesse di surf, che hanno fatto l’impresa di convincere il governo della California ad approvare la prima storica legge che impone la parità di trattamento retributivo per uomini e donne nello sport più popolare della west coast.

La cattiva è che Trinità d’Agultu e Vignola è un comune sulle colline galluresi che non è previsto nella piattaforma Alitalia. Dunque, se vuoi fare un check-in per rientrare a Milano, passi lunghi e ben distesi fino ai banchi aeroportuali. Ma se il Covid mi impone precauzione distanziale e digitale, come faccio?

Poco male. Mi consola il fatto che se per caso mi trovavo nel comune dove venne idealmente fondato Tempi per cercare di presenziare con le intenzioni della vita un mondo di Babele, dove si suda una vita, come un quarto di secolo dopo si capisce molto bene, a nominare le cose a capriccio dei tiranni e a prescindere da ogni realtà, realizzando così l’ideale dei falsari, di quelle schiere di dannati sprofondati da Dante nel più profondo degli inferi, preda di una follia rabbiosa e fiaccati dalla febbre (sarà stato Covid?)… Ecco, se mi avete seguito fin qui dalla lontana reggente «mi consola il fatto che», vi dimostro subito perché sarebbe andata peggio. Ebbene, vi immaginate fare il check-in su una piattaforma digitale dovendo indicare come domicilio, residenza o paese di partenza Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwllllantysiliogogogoch? La pronuncia però è facile: ˌɬanvairˌpuɬɡwɨ̞nˌɡɨ̞ɬɡoˌɡɛrəˌχwərnˌdrobuɬˌɬantɨ̞ˌsiljoˌɡoɡoˈɡoːχ.

Pensavo a queste buone e cattive notizie quando mio genero Antonio, un grande pasticciere e pastaio napoletano, mi condivide su Watshapp la bella e istruttiva lettera al Corriere della Sera del vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca. Un amico di lunga data. Col quale non litigherò mai anche se Aldo Cazzullo, che di Camisasca è anche più amico di me, ogni volta che l’ho citato si è sentito attaccato e perciò mi ha abraso dal suo personale libro di colleghi non diciamo stimabili ma anche solo nominabili.

Però, letta la appassionata interpretazione della famosa uscita di papa Francesco sulle unioni civili, dobbiamo ripeterci con il John Henry Newman appena fatto santo dallo stesso Francesco: brindo al Papa! Ma prima di tutto brindo alla mia coscienza. La quale coscienza incollata a una normalissima intelligenza riconosce e ringrazia il vescovo per averci ricordato il cammino fatto dalla Chiesa, dal Vaticano II in poi, verso le persone omosessuali e – c’è da dubitarne? – la novità rappresentata dalla “generosità pastorale” di papa Francesco. Però verità esige anche una domanda secca: amico vescovo, riferendo dell’ostilità di ambienti Lgbt sudamericani che avrebbero ben compreso le parole del Papa sulle unioni o convivenze civili in chiave anti matrimonio gay, tu scrivi che «queste stesse parole – tolte dall’intervista originale per non generare equivoci – sono, non si sa come, arrivate nel film del regista russo. È chiaro che c’è un tentativo di mettere in cattiva luce il Papa».

Non voglio stare a ravanare e dettagliare per non girare il coltello nella piaga. Ma non stiamo parlando di un assalto mediatico all’arma bianca, di un trappolone nemico o di un prodotto Sorrentino girato per Netflix. Stiamo parlando di un documentario che verosimilmente è stato autorizzato, visto e ringraziato dal Papa in persona. Tant’è che è stato premiato in Vaticano e in occasione della premiazione in Vaticano il regista è stato amabilmente ricevuto dal Papa, Papa e regista sono stati fotografati in amabile e sorridente compagnia in Vaticano, e tutta l’operazione vista, sottoscritta, esaltata da tutti gli ambienti della comunicazione in Vaticano, dall’Osservatore Romano alla Civiltà Cattolica. Difficile pensare che «non si sa come sono arrivate» le parole del Papa in quel documentario.

Dopo di che, sarebbe troppo stendersi idealmente ai piedi del nostro caro Papa e domandare: Santità, per favore, vuole chiarire dalla cattedra di Pietro una faccenda che a tutto il popolo suona ancora strana, confusa e di Babele?

Foto Ansa