San Patrignano scrive a Napolitano: «Non firmi la legge che distingue tra droghe leggere e pesanti»

Lettera della comunità di recupero al capo dello Stato. Ecco perché la nuova norma introduce una pericolosa distinzione. Cinque punti critici

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foto 2San Patrignano, storica comunità che si occupa di recupero di tossicodipendenti, ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendogli di  non firmare la legge numero 36, quella sulle droghe. Come si ricorderà, dopo che la Corte Costituzionale aveva bocciato la Fini Giovanardi, la Camera ha approvato una nuova legge che ora aspetta il via definitivo del Senato. I responsabili della comunità non sono convinti del nuovo testo, anzi si dicono «molto preoccupati». «Due aspetti – scrivono – di questa legge ci inquietano: l’inserimento della cannabis geneticamente modificata fra le cosiddette droghe leggere e la sostanziale depenalizzazione dello spaccio, in primis della cannabis e poi di tutte le altre sostanze».
Secondo San Patrignano «la nuova legge sottovaluta i gravi danni provocati dalla cannabis, in particolare della sua versione geneticamente modificata, che presenta un principio attivo fino a 25 volte superiore rispetto a quella naturale».

Già il 7 maggio, San Patrignano, con molte altre comunità di recupero, aveva espresso i propri timori. Mille persone si erano radunate a Roma per far sentire la propria voce (nella foto tratta dal sito di San Patrignano, un momento della manifestazione).
Ecco le richieste che erano state avanzate in un documento consegnato ai senatori:

  1. Che non si perseguano interventi legislativi che classifichino droghe “leggere” e “pesanti” e che soprattutto venga reinserita in tabella 1, fra le sostanze pericolose, la cannabis geneticamente modificata con un contenuto di Thc superiore a quello naturale, sostanze allo stesso tempo in grado di creare una maggiore dipendenza e che possono provocare seri problemi anche di natura psichiatrica specie se assunte in età adolescenziale;
  2. Di non attuare modifiche legislative che rendano più agevole lo spaccio di droghe. È noto a tutti che gli spacciatori modificano le forme di spaccio in funzione delle leggi vigenti garantendosi spesso l’incolumità nelle loro pratiche criminali. In queste condizioni l’impegno e l’abnegazione delle forze dell’Ordine rischia spesso di diventare inutile, generando demotivazione;
  3. Certi che il carcere non sia la soluzione per i consumatori di droghe, chiediamo l’ampliamento e il miglioramento delle misure alternative alla detenzione in servizi sia pubblici che privati, con finanziamenti adeguati,
  4. Che le politiche e le strategie che verranno continuate e promosse dal Governo tengano in forte considerazione il recupero e il reinserimento sociale delle persone tossicodipendenti, aiutando e sostenendo le loro famiglie ad affrontare il problema. In conseguenza di ciò, si rende necessario che il Governo metta a disposizione adeguate risorse economiche che, negli anni, sono venute gradualmente a mancare.
  5. Chiediamo che sempre più attenzione e sostegno vengano dati all’attività di prevenzione rivolta ai più giovani, in particolare minori. Vogliamo sottolineare che le risorse economiche investite in prevenzione portano nel tempo ad un importante risparmio nella spesa pubblica.
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