Sako: il presidente dell’Iraq si è impegnato a difendere i cristiani perseguitati

Il patriarca dei caldei ha riferito che Haider al-Abādī «ha ripetuto più volte di sentirsi personalmente responsabile della protezione e della difesa anche dei cittadini cristiani»

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Articolo tratto dall’Osservatore Romano – Un impegno, esplicito e personale, a farsi carico della difesa delle comunità cristiane irachene è stato espresso dal primo ministro iracheno, Haider al-Abādī, nel pomeriggio di domenica 2 novembre in un incontro con i capi delle Chiese cristiane presenti a Baghdad. Lo ha riferito il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël i Sako, che ha guidato la delegazione di presuli ricevuti dal premier.

«Nei quaranta minuti di colloquio — ha dichiarato Sako all’agenzia Fides — il primo ministro, musulmano sciita, ha ripetuto più volte di sentirsi personalmente responsabile della protezione e della difesa anche dei cittadini cristiani. Ha deplorato il fenomeno dell’esodo dei cristiani, definendolo come una grave perdita per la nazione». Quanto «alla tragica vicenda delle terre cadute sotto il controllo del califfato islamico, abbiamo sollecitato il premier a favorire in tutti i modi la liberazione delle terre occupate. Con molto realismo lui ha riconosciuto che l’intervento militare non sarà sufficiente a risolvere il problema e che occorre favorire, nei tempi lunghi, un processo che elimini le radici del fenomeno e faccia emergere il vero volto di un islam aperto e rispettoso di tutti i diritti».

Un video-appello alle comunità diocesane e parrocchiali perché si impegnino nella campagna di gemellaggio avviata tra le famiglie italiane e quelle del Kurdistan iracheno fuggite dalle loro terre a causa della persecuzione etnica e religiosa è stato lanciato, nel frattempo, da don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana attraverso il canale YouTube della stessa Caritas. Mancanza di cibo, di vestiti pesanti, di coperte, di case, di medicine: è il quadro del dolore in cui versano le centinaia di migliaia di rifugiati iracheni fuggiti da Mosul e dai villaggi vicini, che sono riusciti a rifugiarsi in Kurdistan.

Nei giorni scorsi, come si ricorderà, una piccola delegazione composta da rappresentanti della Conferenza episcopale italiana (Cei) e della Caritas, guidata dal vescovo segretario generale dell’episcopato, Nunzio Galantino, si era recata in Iraq, in particolare nei campi profughi di Erbil, nel Kurdistan iracheno, per rendersi conto in maniera più precisa di cosa stia accadendo in quelle zone e quale opera di solidarietà sia più necessaria.

Insieme alla riconoscenza sia per il milione di euro messo a disposizione dalla Cei per le opere di prima emergenza che per i 2 milioni e trecentomila euro destinati alla costruzione di un’università cattolica (entrambi stanziati dai fondi otto per mille) i vescovi locali — come riferito in un comunicato della Caritas — hanno chiesto alla delegazione italiana di avviare una collaborazione a più lunga scadenza. La Caritas italiana si è così fatta promotrice di alcune proposte concrete, su cui si chiede alle famiglie, alle parrocchie e alle diocesi di convergere, per quanto sarà loro possibile. La prima proposta — denominata «Progetto famiglia» — riguarda la realizzazione di gemellaggi con famiglie di profughi, finalizzati ad assicurare un’esistenza dignitosa a una famiglia di cinque persone. Ci si può impegnare per un mese (140 euro), per un trimestre (420 euro), per un semestre (840 euro) o per un anno intero (1.680 euro).

La seconda proposta — «Progetto casa» — riguarda l’acquisto di 150 container per l’alloggio di altrettante famiglie. In questo caso, il costo è di 3.140 euro per unità. Infine, la terza iniziativa — «Progetto scuola» — riguarda l’acquisto di sei autobus per il trasporto dei bambini in otto scuole a Erbil e a Dahuk: ogni pullman costa 40.720 euro. «Oggi diciamo di nuovo — afferma don Soddu nell’appello — che in Italia dobbiamo essere presenti attivamente. Questi nostri fratelli e sorelle potranno avere una nuova alba solo nella misura in cui sentono la nostra vicinanza. Solamente tramite il fondamento di una comunità che potrà ricostruirsi grazie alla nostra solidarietà».

Il direttore di Caritas italiana chiede alle famiglie e comunità italiane di «prendere visione delle proposte, affinché con l’impegno finanziario si possano realizzare» vari progetti: «La possibilità di adottare una famiglia per una settimana, un mese, un anno; la possibilità di acquistare uno o più container; la possibilità di acquistare uno o più pulmini per il trasporto dei ragazzi alla scuola».

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