Romano: «Concertare è sbagliato, i sindacati non rappresentano tutti»

L’editorialista del Corriere della Sera Sergio Romano spiega a Tempi.it perché il governo può ascoltare i sindacati ma poi deve decidere da solo: «Il sindacato difende degli interessi particolari, non è un rappresentante istituzionale, non salvaguarda tutti. Il metodo della concertazione è errato e crea anche debito pubblico»

«La concertazione è un sistema errato, oggi come ieri. Il sindacato è convinto di rappresentare tutti quando si parla di temi sociali ed economici ma è falso. È un meccanismo non solo sbagliato ma anche dannoso, visto che crea debito pubblico». L’editorialista del Corriere della Sera Sergio Romano spiega a Tempi.it perché il governo Monti sulla riforma del mercato del lavoro e dell’articolo 18 può ascoltare i sindacati, se vuole, «ma poi deve decidere da solo».

Che cosa c’è di sbagliato se il governo decide le riforme concertandole assieme al sindacato?
«Tutto. Decidere assieme significa accettare il sindacato come condomino, per così dire, come un rappresentante istituzionale, mentre invece non lo è. I sindacati sono associazioni di interessi specifici, i nostri poi sono anche rappresentanti dei pensionati. Quindi il governo, se vuole, fa bene ad ascoltarli come portatori legittimi di interessi, può anche analizzare le loro proposte qualora le portino ma considerarli interlocutori semi-istituzionali, o addirittura istituzionali, è sbagliato».

Il leader della Cgil Susanna Camusso, però, sembra pretendere la concertazione.
«Questa mentalità tipica del sindacato italiano è nata agli inizi del ‘900, quando si ispirava a Sorel ed era un movimento anarchico e rivoluzionario che si sentiva rappresentante della mutazione della società. Dopo ha perso questo carattere, per riacquistarlo intorno al ’68. Già negli anni ’70 i sindacati volevano essere interlocutori del governo e decidere assieme, e già allora la concertazione ha portato a effetti distorsivi».

Distorsivi di che cosa?
«Delle istituzioni. Mi spiego. Applicando la concertazione si dividono i cittadini in due categorie: quelli che hanno votato, e sono quindi rappresentati in Parlamento, e quelli che oltre ad avere votato, sono anche iscritti al sindacato e quindi sono doppiamente rappresentati. E questa è la prima distorsione. Ma ce n’è anche una seconda: quando il sindacato si propone come passaggio obbligato prima di scrivere leggi e riforme, sottrae competenze al Parlamento ed esercita pressione perché lo mette davanti a un fatto già compiuto. Ad ogni modo, di questi tempi la concertazione è qualcosa che non ci possiamo permettere».

In che senso?
«Quando ci si mette a parlare con un rappresentante istituzionale, è necessario accordarsi, altrimenti non si va avanti. Bisogna mettersi d’accordo ed è necessario fare compromessi. Ci sono diversi tipi di compromessi ma tutti richiedono delle compensazioni in cambio dell’accordo. Ora, tutte le compensazioni comportano spese e costi aggiuntivi per l’erario. La concertazione, insomma, è un meccanismo che crea debito pubblico e il nostro è già troppo alto».

Di critiche come la sua non se ne leggono molte.
«In questi ultimi anni si è parlato meno di concertazione, anche perché durante il governo Berlusconi non c’è stata. Davanti a Berlusconi, infatti, i sindacati erano divisi mentre la base della concertazione è l’unità del sindacato. Anche per questo Susanna Camusso rifiuta l’ipotesi che il governo incontri singolarmente i sindacati».

Che cosa dovrebbe fare il governo?
«Non credo che Monti abbia bisogno di consigli, anche perché mi par di capire che non vogliano la concertazione. Già solo proporre incontri separati con i diversi sindacati va in questa direzione. Ascoltare è sempre giusto ma poi ognuno va per la sua strada e si prende le sue responsabilità. Perché poi sta proprio qui il punto».

Cioè?
«Il sindacato ha il diritto, se non è contento delle decisioni del governo, di convocare i suoi soci e chiedere se vogliono scioperare. Può prendere questa iniziativa. Ma anche il governo ha le sue responsabilità, che non deve cedere ad altri. Ognuno si assume le proprie responsabilità e il governo non ha il diritto ma il dovere di decidere e poi di andare in Parlamento».
twitter: @LeoneGrotti