Rimsha verso il rilascio. Ma a Paul Bhatti serve una scorta speciale

Il caso della giovane cristiana riapre il dibattito sulla legge anti-blasfemia. «È applicata in modo abusivo». Anche il Consiglio degli Ulema ha le idee chiare. Ma c’è paura di nuovi attacchi.

È alta la tensione in Pakistan, dove la vicenda della giovane Rimsha ha messo in luce i tanti abusi della legge anti-blasfemia. «Tutti si stanno convincendo che vada fermata» spiegava all’agenzia di stampa Fides il segretario della Commisione per le Comunicazioni Sociali della Conferenza episcopale pachistana, padre John Sarkar Nadeem. Nei giorni scorsi vi avevamo raccontato delle vicende giudiziarie della giovane 14enne: è accusata di aver bruciato 10 pagine del Corano, sebbene sia stata scagionata da una perizia medica, dove si dimostra che la ragazzina è ineducata e soggetta ad un ritardo mentale.

GLI ULEMA L’udienza è in programma per venerdì, e si prevede si arrivi al rilascio di Rimsha, dopo che anche il presidente del Consiglio degli Ulema del Pakistan, Tahir Ashrafi, ha speso parole in sua difesa, sostenendo la necessità di sottoporre a giudizio Khalid Jadoon Chishti, l’imam che ha accusato la giovane portandola al fermo. Ma c’è di più: Ashrafi, oltre ad aver garantito l’impegno suo e di tutto il Consiglio per difendere la ragazza da possibili reazioni estremiste, ha parlato chiaramente anche della legge anti-blasfemia: «C’è una cospirazione per abolire la legge, applicata anche in modo abusivo».

PAUL BHATTI Ma gli integralisti non ci stanno, e si prevede possano far sentire nuovamente la loro voce. Chi teme di più ora è il cristiano Paul Bhatti, fratello del politico Shahbaz, ucciso nel 2011: consigliere speciale del primo ministro per l’Armonia nazionale, nega di aver ricevuto minacce, ma lunedì è stato costretto dai servizi pachistani a rimanere chiuso nel suo ufficio per diverse ore. Non è sicuro per lui girare per le vie di Islamabad, così gli è stata assegnata una scorta speciale.