E tre. Revocati per la terza volta gli arresti al “re della mozzarella”. L’incredibile vicenda di Giuseppe Mandara

Alla base dell’inchiesta, le accuse del boss della camorra “pentito” La Torre, già dichiarato inattendibile dalla Cassazione

Settimana scorsa sono stati revocati gli arresti al “re della mozzarella”, Giuseppe Mandara. Dopo tre settimane di custodia cautelare, il tribunale del Riesame di Napoli ha rimesso di nuovo in libertà l’imprenditore campano. In ventitré anni, è la terza volta che Mandara finisce in manette per volere di pm e gip di Napoli e, dopo poche settimane, viene liberato dai giudici. Mandara era già stato arrestato nel 1991 e nel 2012. Le accuse? Sempre le stesse.

STESSE ACCUSE. A motivare l’ultima ordinanza di custodia cautelare è un supposto contribuito di Mandara nel depistaggio delle indagini sulla scomparsa di Antonio Nugnes, politico campano assassinato dalla camorra nel luglio del 1990. L’accusa si basa quasi interamente sugli elementi della precedente misura cautelare notificata a Mandara due anni fa e già annullata dai giudici del Riesame di Napoli e dalla Cassazione, nonché sulle dichiarazioni dello stesso “pentito”, il boss camorrista di Mondragone, Augusto La Torre. Secondo i pm di Napoli, l’imprenditore avrebbe realizzato il suo impero economico grazie ai prestiti della camorra. I giudici hanno però bocciato per l’ennesima volta questa tesi, accogliendo le istanze della difesa, secondo cui La Torre è da considerarsi inattendibile. L’ex collaboratore di giustizia, infatti, nel 2003 aveva parlato dell’omicidio Nugnes, confessando tutto ai pm e «senza mai nominare il Mandara». Solo dopo la denuncia di Mandara nei confronti di La Torre, che per anni lo ha taglieggiato, il boss ha deciso di accusarlo. La Torre, hanno sottolineato gli avvocati di Mandara davanti ai giudici, dispone in carcere di «un computer che utilizza anche per la corrispondenza» e quindi di «un archivio di dati processuali a lui riconducibili che utilizza per la ricerca di elementi che poi pone a base dei suoi calunniosi racconti».

IL BOSS “PENTITO” INAFFIDABILE.  Già il 17 luglio 2012 gli agenti della Dia e del Noe, su ordine del gip di Napoli, arrestarono Mandara, sulla base delle dichiarazioni del boss “pentito”. Le accuse vennero smontate due settimane dopo dal tribunale del Riesame di Napoli, che annullò l’ordinanza cautelare ed il sequestro di beni pari a 100 milioni di euro. Ad avviso del Riesame, La Torre è «del tutto inaffidabile nella qualità di teste, la sua storia criminale (per tale intendendo anche l’intervallo collaborativo che non ha sedato gli entusiasmi delinquenziali del soggetto) è talmente costellata di costruzioni artefatte (oltre che di estorsioni e di omicidi a dozzine) da rendere sospetto e non credibile ogni suo movimento labiale ed ogni suo scritto». Il 14 febbraio 2013 la Suprema Corte di Cassazione ribadì quanto aveva già dichiarato il Riesame sulla «inammissibilità totale» del pentito. La Cassazione sottolineò che suoi confronti «si è più volte proceduto per calunnia».

MOZZARELLE CON LA PORCELLANA. Oltre alle bufale del boss “pentito” che continuava a ordinare omicidi ed estorsioni mentre collaborava con la giustizia, Mandara ha dovuto assistere impotente all’attacco mediatico nei confronti della sua azienda. Nel 2012, oltre alle accuse di collaborare con la camorra, fu accusato di aver fatto distribuire una partita di mozzarelle contenenti pezzi di porcellana. Si scoprì che in realtà la “porcellana” era una guarnizione in teflon alimentare di un macchinario. A denunciarlo era stato proprio il controllo di qualità dell’azienda. La partita di mozzarelle potenzialmente pericolose non fu mai distribuita ed è ancora sotto sequestro dal 2008.