Renzi e la sua partita a scacchi per salvare la regina Maria Elena

La Boschi mantiene la madre di tutte le posizioni sulla scacchiera politica: le riforme istituzionali. E il premier ha già perso pezzi di grande valore per difenderla

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Pubblichiamo la rubrica di Pier Giacomo Ghirardini contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Cavaliere Antonius Block: Tu giochi a scacchi, non è vero?
Morte: Come lo sai?
Antonius: Lo so. L’ho visto nei quadri. Lo dicono le leggende.
Morte: Sì, anche questo è vero, come è vero che non ho mai perduto un gioco.

La Morte che gioca a scacchi nell’affresco di Albertus Pictor a Täby Kyrkby è la fonte di ispirazione di Ingmar Bergman per Il settimo sigillo. In realtà tale iconografia risale all’antico Egitto, dove il defunto è ritratto mentre gioca a senet (antenato del backgammon) contro un avversario invisibile – si veda, bellissimo, l’affresco nella tomba di Nefertari.

Agli antichi egizi ripugnava rappresentare la morte e dall’altra parte del tavolino da senet non troverete mai un tipo avvolto in un mantello nero con la maschera insuperabile di Bengt Ekerot, che nel film del grande regista svedese impersonava la Morte – roba da indurre a gesti apotropaici anche i più preparati al trapasso. Dall’altra parte della scacchiera non c’è nessuno perché, prima del gran passo, per gli egizi, noi siamo di fronte al nostro ka, alla nostra anima, il nostro doppio.

Ora anche Renzi, sebbene poco somigliante all’algido cavaliere Antonius Block interpretato da un Max von Sydow iperboreo, ha ingaggiato una partita a scacchi contro il più temibile degli avversari: se stesso.

E gli scacchi sono una brutta bestia. Specie se incontri una carogna di “super-posizionalista”, uno di quelli che lasciano campo libero agli enfant prodige che sparano a mitraglietta tutte le aperture e le difese possibili come computer umani, per arrivare a finali dove ti ammazzano per stanchezza e tu ormai giochi contro l’orologio. L’inizio della fine è spesso scandito da uno scambio di regine, teoricamente alla pari, ma che mai lo è: perché lui ha già conquistato la posizione sulla scacchiera.

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Il fato vuole che nella partita di Renzi una regina, Maria Elena Boschi, si trovi deputata a tenere la madre di tutte le posizioni sulla scacchiera: le riforme istituzionali. E per difendere la regina sulla scacchiera il premier sta già perdendo pezzi di grande valore, scambiando torri e alfieri contro plebei pedoni.

Ciò nonostante, in un’Italia dove la speranza di vita alla nascita cala per la prima volta e avanza la processione dei flagellanti al canto del Dies irae, egli ancora afferma: «Questa è la mia mano, posso muoverla, e in essa pulsa il mio sangue. Il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo. E io… io, Antonius Block, gioco a scacchi con la Morte».


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