Rassegna stampa/2 Di Vico (Corriere): «Per liberalizzare basta approvare lo Statuto delle imprese di Vignali»

Dario Di Vico legge per Tempi le notizie più interessanti di oggi: «Berlusconi ha annunciato misure per far crescere il Pil del 3-4%, mi accontenterei del 2,5%, più realistico; invece che modificare l’art. 41 della Costituzione, approviamo lo Statuto delle imprese di Raffaello Vignali, rapido ed efficace; il federalismo deve passare ma deve anche restare sano»

Dario Di Vico (Corriere) ha selezionato per Tempi le notizie più importanti della giornata: «Berlusconi ha annunciato misure per far crescere il Pil del 3-4%, mi accontenterei del 2,5%, più realistico; invece che modificare l’art. 41 della Costituzione, approviamo lo Statuto delle imprese di Raffaello Vignali, che è più rapido e ugualmente efficace; il federalismo deve passare ma deve anche restare sano».

Ieri Silvio Berlusconi ha annunciato che il nuovo pacchetto di misure che sarà discusso martedì in Consiglio dei ministri «farà crescere il Pil del 3-4% in 5 anni». E’ credibile?

Io tendo ad essere costruttivo, e lo sarò anche adesso, però bisogna vedere le cose nel dettaglio. L’obiettivo mi sembra troppo elevato e per questo rischia di essere propagandistico. Io mi accontenterei di un risultato più contenuto, un aumento del 2,5% del Pil, ad esempio, che è un traguardo importante ma realistico. Ho poi dei dubbi sull’efficacia della modifica dell’articolo 41 della Costituzione.

Cioè?

Sono pienamente d’accordo con l’intenzione di liberare le aziende dai vincoli, ma per questo è meglio approvare lo Statuto delle imprese che ha preparato Raffaello Vignali (Pdl). Questa sarebbe una misura che ha il suo iter parlamentare, mentre per modificare l’articolo della Costituzione ci vorrebbe molto più tempo. E in questo caso il tempo non è secondario. Infine, secondo l’Istat siamo in difficoltà sui redditi e io non ho ancora capito come si intende sostenere il mercato interno e quali sono i tempi.

Oggi la Bicameralina si esprime sul decreto sull’autonomia fiscale dei Comuni.

Io spero che vada bene e che il federalismo prosegua il suo percorso. Però deve essere un federalismo sano. Per questo, ha bisogno di rispettare i due principi originari: responsabilizzazione delle classi dirigenti locali e diminuzione della pressione fiscale. Vediamo come va a finire, per adesso è in bilico.