Quel “sì” radicato nel Natale davanti alla muffa dei “no” alla Sandy Hook

D’altronde, non è per una strage di bambini che conosciamo Erode, questa figura d’uomo di ogni tempo, geloso del proprio potere?

La banalità del male. Si poteva definire “banale” la Shoah e titolare così il resoconto del processo Eichman, il gerarca nazista che aveva respinto con sprezzo morale un romanzo di Nabokov fattogli pervenire in carcere e che con altrettanta presunzione morale aveva preteso l’assoluzione, rivendicando davanti ai giudici la propria integrità di impiegato, applicato allo sterminio in ottemperanza alle leggi dello Stato e ai doveri di ogni cittadino tedesco?

È così, ha ragione Hannah Arendt e la sua opinione «che il male non possa mai essere “radicale”, ma solo estremo; e che non possegga né una profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una “sfida al pensiero”, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la “banalità”. Solo il bene ha profondità, e può essere radicale». Così, riconosciamo questa banalità all’opera anche nella strage dei bimbi innocenti del Connecticut. La banalità del nulla, questa muffa che si allarga sulla faccia della terra.

D’altronde, non è per una strage di bambini che conosciamo Erode, questa figura d’uomo di ogni tempo, che per gelosia di perdere il proprio potere, il proprio dominio, il proprio possesso, scatena la più simbolica delle muffe che la storia ricordi? Voleva prendersi la vita di Gesù, il Re dei re. Ma la Vita è imprendibile e la si ottiene solo con il dono di sé, la gratitudine, il “sì”. E questo è precisamente il Natale di Cristo davanti alla muffa del niente, tenero di sovente, in qualche caso Sandy Hook.