Province, Libia, Tav: Calderoli, Maroni e Cota a colloquio con Tempi

Calderoli: «Sosteniamo le province». Maroni: «Dalla primavera araba l’Italia ha avuto solo cose negative». Cota: «Studiare un pacchetto di misure per la Val di Susa». Tre delle personalità più in vista della Lega spiegano a Tempi, nel numero in edicola da giovedi 15 settembre, perché il Carroccio mantiene una linea politica autonoma rispetto al Pdl

Su province, Libia e Tav, tre delle personalità più in vista della Lega spiegano a Tempi, nel numero in edicola da giovedi 15 settembre, perché il Carroccio mantiene una linea politica autonoma rispetto a quella dell’alleato Pdl. Dal colloquio dei tre esponenti leghisti con il settimanale milanese emergono, tra l’altro, le riserve del ministro Calderoli rispetto dl costituzionale di abolizione delle province: «Noi abbiamo sempre sostenuto che ci fosse l’esigenza di un ente intermedio, come le Province, prima di tutto per un discorso d’identità. Abbiamo fatto numerose proposte, ma non ho ancora capito quello che gli altri partiti vogliono fare rispetto alle Province».

Al contrario della Farnesina, il ministro Maroni sembra invece molto scettico circa la cosiddetta “primavera araba”: «Della primavera araba noi italiani abbiamo finora avuto solo cose negative, immigrati clandestini e profughi. E il futuro è incerto. C’è un punto interrogativo sulla Libia, ma anche sulla Tunisia e sull’Egitto. In questi due ultimi paesi fra qualche mese ci saranno le elezioni e io auspico che non sia l’integralismo antioccidentale ad emergere. In Libia dobbiamo aspettare che la situazione si chiarisca perché l’asset positivo precedente, in termini di controllo dell’immigrazione e accordi commerciali, sia confermato. Altrimenti sarà la Francia a godere di nuovi vantaggi, e a noi resteranno solo le conseguenze negative».

Quanto al governatore del Piemonte, che sul caso Tav sta concentrando la massima attenzione, Cota rivela che lavori e trattativa con gli oppositori dell’Alta Velocità procedono di pari passo, ma si dice anche convinto della necessità di varare misure di compensazione economica e sostegno alla Val di Susa: «Con Maroni stiamo predisponendo un sistema di controlli incrociati per appalti e subappalti, per quando i lavori entreranno nel vivo, contro infiltrazioni mafiose e lobbistiche. Quanto alla situazione, ho stampata nella testa l’ultima mia visita a fine luglio dove ho incontrato No Tav che distribuivano volantini. Mi hanno commosso, perché mi hanno detto ‘lei è il nostro presidente e vorremmo che ascoltasse le nostre ragioni’. E così ci siamo confrontati. Allora è emerso che la Val di Susa viene da anni di deindustrializzazione pesante, da scarsa attenzione da parte delle istituzioni, e su questo ci siamo trovati d’accordo: ecco il gap che va colmato. Studiare un pacchetto di misure per la Val di Susa».