Povero l’uomo che si fa rappresentare dagli ultrà

Il presidente del Napoli De Laurentiis, richiesto per la 163esima volta di commentare i rigori concessi alla Juve, rispose: «Gli striscioni parlano per me»

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Finiranno i rigori dell’inverno? Scusate la battuta un po’ così, compagni amici e bastardi di ogni genere e grado, ma non ne posso più di polemiche, insulti, giornalisti tifosi e/o paraculi, nani e ballerine, moviole e moviolisti. Parentesi: ma voi che volete la moviola in campo non pensate a costoro? Molti sono anziani, c’è gente che tiene famiglie e amanti allargate, come camperanno ai tempi della Var?

Vabbè, non di questo volevo parlare, quanto di una frase del presidente del Napoli De Laurentiis che, richiesto, per la 163esima volta di commentare i rigori concessi alla Juve, rispose: «Gli striscioni parlano per me». Per significarvi come la penso, vi racconto questa parabola. Ero allo stadio di Vicenza, quando c’era ancora il palo (i vecchi sanno di cosa parlo: era quel sostegno che impallava sempre le telecamere) e sfiorai la rissa perché, situato sul bordo della tribuna stampa, close (come dicono a Oxford) alla scala dove scendevano i tifosi verso l’uscita, a uno di questi che mi aveva urlato «scrivete che è un furto» eruttai, papale: «Io scrivo quello che mi pare». Non usai proprio queste parole. Piuttosto di farmi rappresentare dal frequentatore abituale di uno stadio italiano, prendo come portavoce un vegano. Sul sito della Gazza ho trovato riprodotti i suddetti striscioni e altri. Ormai non mi faranno più direttore, ma succedesse, di quello che si urla, si scrive e si dice in uno stadio italiano non riporterei una parola. Solo quando sarete capaci di comportarvi come i supporter dell’Arsenal che, dopo 21 anni, contestano Wenger con compostezza.

Ah, sapete qual era la squadra per cui stavo per fare a botte? No, sbagliato. Era l’Inter.

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