Planned Parenthood, nuove rivelazioni in arrivo. E Coca-Cola ritira le donazioni al colosso degli aborti americano

I video “undercover” del Center for Medical Progress hanno portato diversi Stati americani ad aprire indagini. Al Congresso, intanto, è stato proposto di ritirare i «circa 500 milioni» di finanziamento federale

Dopo la pubblicazione del secondo video “undercover” del Center for Medical Progress, che secondo gli autori dimostrerebbe il coinvolgimento dei vertici della Planned Parenthood Federation in una gigantesca attività di commercio di organi e tessuti di bambini, l’immagine del colosso degli aborti americano ha subìto un danno senza precedenti. Oltre all’opinione pubblica, anche la politica e il mercato delle multinazionali hanno reagito.

500 MILIONI DI FONDI. Due giorni dopo lo scoppio dello scandalo, che ha immediatamente fatto il giro del mondo, la repubblicana Diane Black ha promosso alla Camera un disegno di legge, il Defund Planned Parenthood Act, che prevede lo stop dei finanziamenti federali alle cliniche abortive finché non sia fatta luce sul caso. Le accuse sono quelle di vendita illegale dei tessuti abortivi, a cui i leader del colosso hanno risposto parlando di «donazioni volontarie» rimborsate, ma anche di aborti a nascita parziale, vietati dalla legge federale.
Come ha sottolineato Black, i finanziamenti pagati con le tasse dei contribuenti ammontano a «circa 500 milioni» e vengono usati per pagare «circa 327 mila aborti all’anno». Il repubblicano James Lankford, che ha proposto in Senato una legge simile, ha aggiunto che se i finanziamenti fossero bloccati «i dollari federali andrebbero a organizzazioni come i centri di salute locali, che servono la popolazione a basso reddito, provvedendo direttamente alla salute delle donne di tutto il paese».

IL BUDGET. Secondo un rapporto del Gao (Government Accountability Office), i fondi che vengono versati ai centri abortivi si aggirano intorno ai 400 milioni di dollari all’anno, ottenuti anche attraverso il Medicaid, programma di assistenza sanitaria per i poveri e i disabili e il Chip, che fornisce le cure ai bambini della classe medio bassa. Altre fonti parlano invece di 520 milioni di dollari di finanziamenti pubblici su un budget totale di 1,3 miliardi di dollari. Oltre a questi, Planned Parenthood riceve fondi attraverso donazioni private.

FUGA DEGLI SPONSOR. Delle 41 compagnie che donano privatamente soldi alla Planned Parenthood, molte hanno chiesto di essere rimosse dalla lista degli sponsor. Fra queste ci sono Coca-Cola, Ford Motor, Fannie Mae, American Cancer Society, United Way, American Express, e AT&T. A livello locale anche i governatori di Virginia, Kansas, Missouri e Texas hanno aperto indagini chiedendo lo stop dei finanziamenti alle cliniche.

ACCUSATI GLI AUTORI DEI FILMATI. Il colosso degli aborti ha reagito accusando gli autori dell’inchiesta di spionaggio. E su sollecitazione di alcuni membri democratici della Camera, il dipartimento di Giustizia del governo federale di Barack Obama, nella persona del suo procuratore generale, Loretta Lynch, ha deciso di aprire un’indagine anche contro il Center for Medical Progress, per verificare se abbia commesso crimini nella realizzazione dei video. Quattro senatori democratici (Jan Schakowsky, Zoe Lofgren, Jerry Nadler e Yvette Clarke) hanno infatti parlato dei filmati “undercover” come del prodotto di «false identificazioni», girati senza l’approvazione degli interessati.

NUOVE RIVELAZIONI. Queste accuse difficilmente riusciranno a intimidire gli autori dei filmati, anzi. Sembra che per la Planned Parenthood le brutte notizie non siano finite. David Daleiden, il giovane attivista pro life ideatore dell’inchiesta durata ben tre anni, ha parlato di un’altra dozzina di video e di 200 pagine di documentazione ancora nel cassetto. Ha anche aggiunto che le rivelazioni più sconcertanti sui vertici dell’industria abortiva non sono ancora state diffuse. Il prossimo round, ha avvertito, è previsto per settembre.

Foto Ansa/Ap federa