Perché la cremazione non ci convince

Dopo l’Istruzione “Ad resurgendum cum Christo” su sepoltura e cremazione dei defunti, la testimonianza di una figlia che ha assistito all’esumazione del padre

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Caro direttore, in data 25 ottobre è uscita una “Istruzione” approvata Santo Padre dal titolo Ad resurgendum cum Christo, in ordine alla cremazione dei defunti, peraltro accettata (non incoraggiata) con l’istruzione del 1963 Piam et constantem. La ripresa del tema da parte di papa Francesco per scoraggiare abusi fantasiosi/grotteschi mi ha fatto ripescare poche righe che scrissi di getto quando venne ex-umato mio padre. È una testimonianza, direttore. Grazie.
Mariangela Lamperti

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Sunt lacrimae rerum

Un uomo, se è umano, si accorge di ciò. Che c’è poco da ridere, come siamo continuamente sollecitati a fare dagli idioti che ammiccano dalla televisione (proprio ciò, e non l’hard, Pasolini considerava osceno). Questa è l’unica premessa per fare un passo oltre. Per andare oltre la realtà bisogna che la guardiamo in faccia. E la realtà, nella sua carne, ha lacrime.

Abbiamo imparato che – paradosso – proprio la tristezza intrinseca al reale impedisce la disperazione. In quanto, imponendo domande – perché? – apre la possibilità della risposta.

Oggi, io mi sono imbattuta nella carne.

Be’, dice, ce l’hai addosso. È che, per tanti acciacchi fisio e psico-fisio che lamenti, finché la carne non geme, non ti accorgi che ti veste l’anima.

Oggi io e mia sorella abbiamo assistito alla exhumatio di nostro padre.

Non avevo timore del momento, nel senso “estetico” del termine: avevo piuttosto timore del cinismo. Di quel po’ – più o meno – di cinismo che ci viene dall’attitudine a rimuovere (“penserò ad altro”) quello che è drammatico, a risolvere tutto in una questione di “laicità” (“siamo ragionevoli, queste cose le sappiamo…”), o addirittura nell’indurimento del cuore (rigor) di chi si fregia del suo aver già sofferto (“non è la prima, né la seconda che vedo”).

Avevo timore di negarmi alle lacrimae rerum.

Invece ho visto brandelli di un abito riconosciuto, e, mentre il cranio spolpato poteva essere di chiunque… Tenerezza: ho conosciuto… i femori (Che gambe lunghe papà!), che nell’urna età hanno potuto stare solo di traverso. Hic lacriamae. Perché attraverso la carne (o quel che le è omogeneo – ossa, nel caso) e solo di lì passa per noi l’esperienza dell’affettività come segno.

Per questo Caro cardo salutis. E teniamocela da conto: che sia la tenera carne dei nostri bambini, la carne del consorte che si desidera, la carne gemente dei malati. Quella sbrindellata dei morti.

La cenere non ha più figura di carne. Per questo, per quanto ora la Chiesa tolleri (ecco perché non incoraggia!), la cremazione non ci convince.

Saremo verso i nostri morti tributari anche di questa pietas: metterli nella terra, tirarneli fuori, riporli definitivamente.

Mariangela Lamperti
19 ottobre 1999

Foto cremazione da Shutterstock

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