Perché l’Europa ha già deciso di lasciare i cristiani d’Oriente (e gli ebrei) in balìa del “nemico”

La nostra civiltà secolarizzata, arida e indifferente a tutto è ormai strutturalmente incapace di avere a un “nemico”. L’editoriale del Corriere della Sera sulla nostra indifferenza verso le persecuzioni dei cristiani e l’antisemitismo

«A quanti qui in Europa e in Occidente importerà davvero qualcosa dell’ennesima uccisione di cristiani, saltati in aria ieri, a Kano, in Nigeria, per lo scoppio di una bomba in una chiesa? E del resto a quanti glien’è importato davvero qualcosa dei cristiani obbligati la settimana scorsa ad abbandonare Mosul nel giro di 24 ore, pena la vita o la conversione forzata all’Islam?». Sono le domande con cui si apre l’editoriale odierno del Corriere della Sera, firmato da Ernesto Galli Della Loggia. E la risposta è scontata: «A nessuno».

NESSUNO. A nessuno – e lo scrive il Corriere, non Tempi – interessano «i cristiani fuggiti a centinaia di migliaia in tutti questi anni dall’Iraq, dalla Siria, da tutto il mondo arabo». Non se ne occupa l’Onu, non se ne occupa l’Europa, non se ne occupa nessuno in Occidente. «A decine e decine i cristiani vengono bruciati vivi o ammazzati nelle chiese dell’India, del Pakistan, dell’Egitto, della Nigeria. E sempre nel silenzio o comunque nell’inazione generali».

COSE DA PRIMITIVI. Galli Della Loggia prova a ipotizzare anche i «principali motivi di questa vasta indifferenza». E per quanto «ovvi», sono motivi che non dovrebbero lasciare tranquillo nessuno. «Il primo è che sempre di più stentiamo a sentirci, e ancor di più a dirci, cristiani», spiega l’editorialista del Corriere. Che però non vuole farne appena una questione di fede, perché si tratta di un deficit culturale e ideale che riguarda soprattutto la parte cosiddetta “laica” della nostra civiltà: «L’atmosfera culturale dominante nelle società occidentali giudica come qualcosa di primitivo, al massimo un “placebo” per spiriti deboli, come qualcosa intimamente predisposto all’intolleranza e alla violenza, la religione in genere. In special modo le religioni monoteistiche».

mosul-case-cristianiLA PAURA. Ma il motivo più forte dell’indifferenza verso il massacro dei cristiani in Medio Oriente è per Galli Della Loggia la paura. «L’Europa ha paura», prosegue l’editoriale. «Ha paura dell’Islam arabo, del suo potere di ricatto economico non più legato soltanto al petrolio ma ormai anche ad una straordinaria liquidità finanziaria». Ma non solo: «Ha paura del terrorismo spietato, delle tante guerriglie che all’Islam dicono di ispirarsi, della loro feroce barbarie, così come dei movimenti di rivolta che periodicamente agitano nel profondo le masse di quel mondo».

IMPOSSIBILE AVERE UN “NEMICO”. È una paura, quella descritta da Galli Della Loggia, che ha molto a che vedere con il tipo di mentalità che domina oggi in Occidente: «L’Islam ci fa paura – osserva l’intellettuale – anche perché la sua sola presenza (…) indirettamente ci obbliga a fare i conti con una grande mutazione in corso nella nostra cultura e dunque nella nostra civiltà: l’impossibilità psicologica di avere un “nemico”, di sostenere una situazione di conflittualità non componibile. Un’impossibilità che unita al rifiuto/rimozione della morte – morte che il tramonto della religione rende ormai impossibile accettare e dunque in qualche modo esorcizzare – sta a sua volta producendo in Occidente una gigantesca svolta storica: la virtuale impossibilità per noi di pensare e di fare la guerra (…), la guerra vera, quella in cui si muore».

L’ANTISEMITISMO. A questo punto «i cristiani delle antichissime comunità di Mosul o di Aleppo, tutti gli altri sparsi dall’Africa all’India», conclude Galli Della Loggia, avranno capito la tragica verità, «e cioè di avere ben poche speranze se sperano in un aiuto che venga da qui. Dei cristiani e della loro religione all’Europa attuale importa sempre di meno. Si può essere certi che ogni intervento a loro favore sarebbe subito giudicato inammissibile, indebitamente discriminatorio, colpevolmente lesivo di qualche diritto all’eguaglianza di tutti rispetto a tutto». Ma questa Europa secolarizzata e spiritualmente arida sbaglia se crede che le spaventose persecuzioni si consumeranno e si esauriranno in Medio Oriente, lontano da noi. Perché «non può che stabilirsi un rapporto fatalmente necessario tra l’indifferenza verso il Cristianesimo e l’antisemitismo», come la cronaca delle ultime settimane ha già di fatto confermat0. «È la medesima indifferenza per ciò che non può essere espresso dai numeri, per ciò che viene dalla profondità dei tempi e dei cuori e che si agita nel buio delle anime: osando guardare in alto, più in alto di dove arriva lo sguardo umano».