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Perché i musulmani siriani sognano l’Europa e non i paesi arabi? Meglio profughi che schiavi

settembre 11, 2015 Redazione

L’islamologo gesuita padre Samir Khalil Samir: «Sanno che nei paesi arabi i lavoratori sono trattati come schiavi. Il modello di società poi è lo stesso che vuole applicare l’Isis»

La stragrande maggioranza dei profughi che scappano dalla guerra in Siria è musulmana. Perché allora cerca rifugio in Occidente e non nei paesi islamici del Golfo, più vicini a loro sia dal punto di vista geografico che della cultura? Non è solo perché le monarchie arabe hanno sbattuto loro la porta in faccia, spiega ad AsiaNews padre Samir Khalil Samir.

«LAVORATORI IMMIGRATI COME SCHIAVI». Il gesuita islamologo di origini egiziane, già professore all’università St. Joseph di Beirut e attuale rettore pro tempore del Pontificio Istituto Orientale a Roma, spiega: «I profughi siriani pensano essenzialmente all’emigrazione in Occidente», perché qui sperano di trovare «più lavoro e più apertura di cuore. Non sognano di andare in altri paesi musulmani o in nazioni arabe ricche come Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti dove, se anche c’è lavoro, essi sono trattati come bassa manovalanza». I siriani infatti sanno bene che nei paesi musulmani «vi è un concetto di classe, che si somma a quello religioso» e «trattano i lavoratori immigrati pakistani e indiani come schiavi, stessa sorte per i filippini e non parliamo degli africani». Inoltre la religione islamica non è più qualcosa che unisce in Medio Oriente, ma che divide.

«NON SOGNANO I PAESI MUSULMANI». All’origine dei successi dell’Isis, continua padre Samir, c’è «l’odio secolare dei sunniti» nei confronti delle altre fazioni dell’islam. «In Siria hanno approfittato del fatto che il 70% della popolazione era sunnita, gli alawiti il 15%, i cristiani il 9% e poi una piccola percentuale di drusi. I siriani che non hanno più casa non sognano certo di andare nei paesi musulmani o nelle nazioni arabe ricche».

CITTADINANZA. Se in Occidente, poi, i migranti avrebbero la possibilità di stabilirsi per tutta la vita, la stessa cosa non vale per i paesi arabi, dove la cittadinanza non viene mai concessa agli immigrati. «Il problema demografico è un aspetto reale», afferma l’islamologo. Non concedendo la cittadinanza, Arabia Saudita, Qatar e gli altri Stati arabi possono «mantenere gli immigrati in condizioni di sfruttamento per un periodo limitato di tempo».

«NESSUN RISPETTO PER LA PERSONA». Infine, scappare dallo Stato islamico per entrare nei paesi arabi sarebbe come cadere dalla padella nella brace. Nel Golfo, infatti, «non c’è rispetto per i diritti, non c’è rispetto per la persona, il modello è quello della società islamica del VII secolo, lo stesso anche l’Isis vuole applicare e riprodurre in scala».

Foto Ansa/Ap


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8 Commenti

  1. Iskandar92 says:

    I rifugiati vanno aiutati nei campo profughi in Turchia, Libano e Giordania, l’Isis delenda est e si deve puntare a una riconciliazione tra il governo di Asad e i ribelli disposti a lasciare le armi come già proposto dal governo siriano è come si sente chiedere ora da Londra. Poi una parte dei profughi che non può tornare in Siria verrà in Europa ma saranno numeri molto contenuti rispetto agli attuali e controllati. Questa sarebbe la soluzione ideale ma ahimè non si verificherà perché gli USA insisteranno sulla cacciata immediata di Asad e continueranno la lotta contro la Russia, forse una nuova presidenza americana potrebbe cambiare direzione ma non l’attuale.
    Probabile che la quota di rifugiati siriani verso l’America aumenterà mentre l’Europa si chiuderà ai nuovi arrivi.

  2. Filippo81 says:

    Non solo i mussulmani siriani preferiscono l’Europa, ma anche quelli marocchini, sudanesi,somali, ghanesi, ecc Nei Paesi araboislamici non vogliono andarci perche giustamente “meglio profughi che schiavi”,,,, allora riflettessero seriamente sui motivi di queste differenze e facessero le dovute deduzioni, ma sinceramente a me sembra il contrario, cioè che la maggior parte dei mussulmani dalle nostre parti invece di essere grati e riconoscenti sono pieni di livore, disistima e pretese nei nostri confronti.Aveva ragione il Cardinale Giacomo Biffi in quel senso !

  3. Cappelli Nerio says:

    Tutto questo mentre il Papa riceve primo ministro Kuwait e si è proceduto alla firma di un Memorandum of Understanding tra la Segreteria di Stato e il Ministero degli Affari Esteri dello Stato del Kuwait, sottoscritto rispettivamente da mons. Paul R. Gallagher e dallo sceicco Sabah Khalid Al-Hamad Al-Sabah, primo vice-primo ministro e ministro degli Esteri. Con tale strumento le Parti si impegnano a consolidare e rafforzare le relazioni bilaterali in favore della collaborazione reciproca, della pace e della stabilità regionale e internazionale.

  4. Leo says:

    I musulmani siriani non sognano nè l’Europa nè “i paesi arabi” (a proposito, quali ? Specificare meglio). I musulmani, cristiani e tutti i siriani sognano una cosa soltanto : che la guerra scatenata dalla NATO finisca e ritornare in Siria per ricostruire la propria nazione.
    Una giovane siriana che ha parlato a Belgrado, investita dall’ondata di profughi, , domenica scorsa, su invito del movimento nazionale serbo Obraz ha detto :
    “Se l’Occidente non vuole che questi profughi periscano in mare, perché non leva le sanzioni che gravano sul popolo siriano, e sono già costate 143 miliardi di dollari alla Siria?”
    Ed ha continuato :
    ““Perché l’Occidente non aiuta i siriani a restare a casa loro – ha continuato la giovane a Belgrado aiutando l’armata siriana a sbarazzarsi dei terroristi e fare della Siria un paese nuovamente sicuro?”.

    • Sebastiano says:

      Brutta cosa far finta che la realtà non esista, e credere che al posto di essa sia più reale la propria visione del mondo.
      Il Pakistan è una nazione musulmana (e pure di stretta osservanza), idem l’Arabia Saudita e il Qatar. Ho citato solo tre dei paesi “arabi” (ti va bene come specificazione?) fra i primi che mi sono venuti in mente.
      Incidentalmente (e curiosamente) sono anche incommensurabilmente più vicini di quanto non lo sia l’Europa rispetto alla Siria, e non presentano teatri di guerra.
      Sai dirmi perché allora vogliono venire qui e ancora più a nord?

  5. Babbaluciu2 says:

    Gli Stati Uniti cercavano un buon pretesto per un massiccio intervento della NATO in Siria ed hanno creato tutto loro: prima la false flag dell’attacco con le armi chimiche (rivelatesi poi fornite dai turchi ai ribelli siriani) poi l’ISIS, lo Stato Islamico, appositamente creata dai servizi di intelligence di USA ed Israele (come risulta da una quantità di prove) per portare il caos nella regione e spezzare le resistenze degli sciiti iracheni e delle forze siriane fedeli ad Al-Assad, poi la massa di profughi da far sbarcare in Europa per avere il pretesto e la giustificazione di un intervento NATO in Siria per abbattere definitivamente lo Stato siriano, svuotarlo di buona parte della sua popolazione, istituire un protettorato occidentale in Siria sotto la rete dell’Arabia Saudita, il fedele alleato degli USA e del Regno Unito nella Regione.
    Ovviamente tutta l’operazione parte con l’obiettivo ufficiale di ” combattere l’ISIS”, con le forze militari sotto il controllo NATO senza alcuna autorizzazione dell’ONU nè tanto meno alcun permesso del governo siriano che ha ben chiaro quale sia la reale finalità dell’ISIS e chi lo ha creato e perchè.
    Una operazione analoga a quanto fatto in Libia con alcune varianti dovute alla coriacea resistenza siriana che dura da 4 anni e mezzo, grazie al suo esercito ed al sostegno dell’Iran all’alleato siriano e grazie alle forniture militari ed assistenza della Russia di Putin che, in ogni caso, “ha mangiato la foglia”, come si dice in gergo e non rimarrà passivamente ad assistere ad una demolizione controllata del suo alleato siriano dove, fra l’altro, esiste l’unica base navale russa nel Mediterraneo.
    Il piano per il nuovo assetto del Medio Oriente era stato disegnato già da molti anni dagli strateghi israeliani (vedi il piano Yinon) e da quelli statunitensi (Zbigniew Brzezinski e Paul Wolfowitz) ed in base a quel piano sono stati attuati gli interventi in Iraq, in base al pretesto delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, poi rivelatesi inesistenti, in Libia con l’operazione neo coloniale ideata dagli USA ed attuata dalla NATO con Francia e Regno Unito in prima fila e la vergognosa partecipazione italiana, con il pretesto di “portare la democrazia”.

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