Pensioni: le donne sono di più, ma guadagnano meno

La spesa pubblica per le pensioni nel 2011 è stata del 16,85 per cento sul Pil. L’Istat e l’Inps hanno calcolato che 9,46 per cento è stato assorbito dagli uomini e il 7,39 dalle donne.

Le pensioni percepite sono più alte per gli uomini. Il giudizio sintetico viene espresso in una ricerca congiunta tra Inps e Istat che hanno rilevato per l’esercizio 2011 una differenza tra uomini e donne in termini di importo medio annuale: 14.459 euro per i primi e 8.732 euro per le seconde. Le prestazioni pensionistiche sono classificate in sette tipologie: di vecchiaia, di invalidità, ai superstiti, indennitarie, di invalidità civile, sociali e di guerra e un soggetto può essere titolare di più trattamenti pensionistici (vedi tabella).

Il totale delle remunerazioni ha un’incidenza sul prodotto interno del 16,85 per cento e negli ultimi anni l’andamento crescente della spesa è stato più accentuato per le pensioni maschili, dall’8,07 per cento del 2001 si è, infatti, passati al 9,46 per cento del 2011, mentre per le donne dal 6,47 per cento al 7,39.

Per quanto riguarda le classi di reddito, emerge che il 25,8 per cento dei pensionati di sesso maschile percepisce un pensione uguale o superiore ai 2.000 euro, assorbendo il 50 per cento della spesa pensionistica destinata agli uomini; gli stessi valori scendono al 10,8 per cento con un assorbimento 26,9 per cento per le donne. Nella classe di reddito sopra ai 3.000 euro mensili, le differenze sono ancora più marcate: le donne sono solo il 2,3 per cento del totale e assorbono una spesa pari all’8,5 per cento di quella a loro destinata, gli uomini sono l’8,4 per cento, per una spesa pari al 23,6 per cento. Nelle classi di reddito più basse le pensionate sono la maggioranza, infatti il 53,5 per cento percepisce una pensione mensile inferiore ai mille euro. Gli uomini che ricevono meno di mille euro al mese sono il 33,5 per cento per il 12,3 per cento della spesa.