Pd-Sel con M5S? Come si fa a mettere insieme Gargamella Bersani coi puffi grillini?

La surreale situazione prodotta dal voto ha gettato il centrosinistra in uno stato confusionale. Pd e Sel evocano il “modello siciliano” ma Grillo non ci sta

«Il M5S non darà alcun voto di fiducia al Pd (né ad altri). Voterà in aula le leggi che rispecchiano il suo programma chiunque sia a proporle». Così Beppe Grillo risponde su twitter ai vertici del Partito Democratico che in queste ore stanno vagliando quale tipo di governo sia possibile formare dopo l’esito del voto. «Bersani è uno stalker politico. Da giorni sta importunando il M5S con proposte indecenti invece di dimettersi, come al suo posto farebbe chiunque altro».

L’ISOLA CHE NON C’È. «Al diavolo il grillo parlante», direbbe Edoardo Bennato. Se ieri l’ex portavoce di Bersani, Alessandra Moretti, era stata possibilista su un accordo tra Pd e Beppe Grillo («con il Movimento 5 Stelle si può dialogare»), oggi, dopo le parole di Grillo, la strada per la formazione di un governo di minoranza sul modello siciliano pare definitivamente impraticabile. A sostegno del fatto che si possa ancora trovare un’intesa fra i “puffi” del Movimento e “Gargamella” Bersani, c’è il drammaturgo Dario Fo, amico di Beppe Grillo. Anche Adriano Celentano, elettore cinque stelle, consiglia ai grillini di allearsi con il centrosinistra.

IMMERSI IN UN MARE DI… VAFFA. Suonano profetiche le parole di Pier Luigi Bersani, pronunciate qualche giorno prima delle elezioni:«Siamo immersi in un mare di vaffa». Ammesso e non concesso che riesca a ottenere una “non-sfiducia” del Movimento 5 Stelle, un governo Pd-Sel nascerebbe sotto gli oscuri auspici del default e dovrebbe replicare l’insolita convivenza attuata con i grillini nell’isola più indebitata d’Italia mentre Beppe Grillo continua a scagliare invettive dal blog-sede legale del M5S. Il centrosinistra sarebbe costretto inoltre a rispettare i vincoli della non-sfiducia imposti da un manipolo di no-tav, ambientalisti radicali, teorici della decrescita e della democrazia diretta. Complicato o impossibile trovare un accordo sull’agenda di governo, sulle nomine, sulle relazioni con l’Europa, con il mondo, sulle leggi fiscali, sulle grandi opere.

PDL ALL’OPPOSIZIONE. «Non credo che al Senato abbiano bisogno di noi», diceva Silvio Berlusconi all’agenzia di stampa Ansa, due settimane fa. Aveva intuito che nella selva fitta del turpiloquio anti-sistema del grillinismo, Bersani avrebbe cercato di trovare uno spazio per conversare “pacatamente” con l’ex comico genovese. Dopo la chiusura da parte del leader del M5S, Bersani accetterà l’apertura di Berlusconi per un “governissimo“? Il centrosinistra non sembra avere molte alternative, dopo il “vaffa” che gli elettori hanno dato alla cordata della sobrietà e dell’austerity, che avrebbe dovuto essere determinante in senato e su cui, ora, è calato un silenzio imbarazzante. Non è chiaro, intanto, il destino politico di Mario Monti, ex leader presunto del Ppe in Italia, e del quarto polo (numericamente e politicamente irrilevante) che arriva al traguardo del parlamento col fiato corto e avendo sulla coscienza il suicidio assistito dell’Udc.