Parigi, Cop21. Perché l’innalzamento della temperatura va contenuto a 2 gradi? Nessuno lo sa

Due articoli di Wall Street Journal e New York Times spiegano che l’obiettivo della Conferenza sul clima di Parigi è arbitrario e non fondato su basi scientifiche

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Perché 150 capi di Stato presenti all’apertura della Conferenza sul clima di Parigi (Cop21), a cui partecipano circa 190 Stati, vogliono contenere il riscaldamento globale rispetto ai livelli pre-industriali proprio a 2 gradi? Chi ha detto che se non si agisce la soglia dei 2 gradi sarà superata entro il 2050? E su quali basi è stato stabilito che oltre questa soglia avverrà una catastrofe?

NON È SCIENTIFICO. Sono le domande che New York Times e Wall Street Journal si sono posti, arrivando a risposte inattese. «La soglia dei due gradi è emersa da un’agenda politica, non certo da un’analisi scientifica», spiega al Wsj Mark Maslin, docente di climatologia presso il University College London. «Non è un obiettivo razionale, perché i modelli [utilizzati] non danno una singola risposta, ma tante possibilità».

NEANCHE L’ONU NE PARLA. E questa cosa non la sostiene solamente Maslin, ma anche le Nazioni Unite e in particolare il suo organismo che si occupa di cambiamenti climatici (Ipcc): «I politici tendono a pensare che la soglia dei due gradi esprima una solida visione scientifica», continua il Wsj. «Ma non è così. I rapporti pubblicati dall’Ipcc sono considerati l’analisi più esaustiva che la scienza del global warming [possa offrire]. Eppure, il limite dei due gradi non viene menzionato in nessun rapporto dell’Ipcc».

LA PRIMA VOLTA. Il primo a menzionare questa soglia sembra essere stato il docente di economia William Nordhaus in uno studio del 1977. Il professore dalla Yale University non forniva affatto fondamenti scientifici per questo dato, ma si limitava ad affermare genericamente che «un innalzamento di due o più gradi avrebbe posto il clima della Terra» al di sopra della soglia osservata nelle ultime centinaia di migliaia di anni.

RETORICA DELL’APOCALISSE. Su questa affermazione è stata costruita una retorica dell’Apocalisse discutibile. «La metafora dell’Apocalisse è fuorviante», spiega Carlo Jaeger, a capo del Global Climate Forum e docente all’Università di Potsdam. «L’inferno non si scatenerà al raggiungimento dei due gradi». Ovviamente non tutti gli scienziati sono d’accordo, ma il punto che il quotidiano americano cerca di mostrare è che indicare la soglia dei due gradi come il punto di non ritorno dell’umanità è un’operazione assolutamente arbitraria.

«NON È UN PROGRESSO SIGNIFICATIVO». Ad ogni modo, anche se i paesi raggiungessero un accordo durante i colloqui di questi giorni e poi mantenessero davvero le promesse fatte, riducendo di conseguenza le emissioni di Co2, l’obiettivo fissato dalle Nazioni Unite non sarebbe raggiunto. A dirlo, non è più solamente lo scienziato politico danese Bjørn Lomborg, secondo il quale se tutto va bene il riscaldamento sarà frenato di appena 0,17 gradi, ma l’Onu stesso: «I piani nazionali non bastano per ridurre le temperature in misura sufficiente», ma sono meglio di niente, ha dichiarato al Nyt Janos Pasztor, vice segretario generale per il cambiamento climatico dell’Onu. «Non è un progresso significativo, però è un punto di svolta». Almeno quello.

Foto Ansa/Ap


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