Quirinale, Bersani propone Prodi. Pansa: «Più che una scelta, è una minestra riscaldata»

«Se i democratici esitano rischiano di dividersi in tre gruppi: Bersani, Renzi e Barca», dice lo storico giornalista a tempi.it. Prodi al Quirinale? «Minestra riscaldata»

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«Repubblica è un giornale molto diffuso, ma non conta niente in queste elezioni», replica Giampaolo Pansa a tempi.it, che gli chiedeva di spiegare le trame politiche dietro la prossima ascesa del dodicesimo Capo dello Stato italiano. Lo storico giornalista crede che a contare davvero sia l’attuale situazione economica. «Non si può dimenticare», spiega Pansa, «che si sta votando in un contesto di disoccupazione e povertà che richiama quello disastroso dell’immediato dopoguerra». Ad aggravare le circostanze, c’è il rischio che dopo il flop di Franco Marini al primo turno delle elezioni “presidenziali”, il partito che detiene la maggioranza relativa del parlamento possa seguire la strada dell’auto-distruzione.

Il Pd «ribolle come una tonnara», ha scritto sul Corriere della Sera Francesco Verderami. Poi è venuta la bocciatura di Marini. Cosa sta accadendo?
La riflessione più banale è che siamo giunti alla fine della segreteria di Bersani, e che si cerca di accelerare sulle sue dimissioni. La vicenda nata con la creazione della gabbia delle primarie per impedire la vittoria di Matteo Renzi può dirsi conclusa con una disfatta completa dei bersaniani. Il voto per il Capo dello Stato, invece, segue logiche che per molti aspetti sono fuori dalla portata dei cronisti politici, anche dei più esperti.

Quali scelte ha di fronte a sé il partito guidato da Bersani?
Per evitare la catastrofe, i democratici dovrebbero affrettare la convocazione del Congresso di partito. Qualora i dirigenti dovessero esitare, il partito si spaccherebbe in due pezzi, anche in tre, se alle correnti che sostengono Bersani e Renzi, si aggiungesse quella che fa riferimento a Fabrizio Barca.

Il successore di Bersani alla segreteria di partito potrebbe essere, se non Renzi, proprio Barca, che sembra ricevere molti apprezzamenti dalla cosiddetta “base Pd”.
Quello che so è che Barca vorrebbe formare con Sel un partito laburista. Personalmente, lo ritengo pure un ottimo tecnico, un buon economista, una persona perbene, però va ricordato che è anche un nostalgico di Palmiro Togliatti. Sarà la persona giusta per guidare la sinistra?

E Matteo Renzi? Che strategia sta seguendo? Se aspira a ottenerne la leadership, perché frammenta il suo partito?
Non lo so. Ma bisogna capirlo: Renzi non ci rivela tutto. Come ogni politico che ha un obiettivo da raggiungere di fronte a sé, evita di divulgare come intende raggiungerlo.

I renziani potrebbero trovare un accordo con il resto del Pd su un nome condiviso anche da Scelta Civica, Pdl e Lega Nord?
Staremo a vedere. Il Pd sostiene che fino al terzo turno voterà scheda bianca. Così faranno anche centro e centrodestra.  Bersani, secondo me, ha soltanto due soluzioni: quella di proporre a Berlusconi i nomi di D’Alema e Amato o chiedere al parlamento di fare un appello corale affinché Napolitano accetti un secondo incarico per un anno o due. Dei primi, si dice, siano nomi sgraditi al centrodestra – anche se non si sa mai cosa ne può pensare Berlusconi -, di Napolitano, sappiamo che finora non ha accettato. Me lo ha detto cortesemente anche a me, in una lettera, che non ha intenzione di rimanere al Quirinale. Tuttavia, di fronte al rischio che si prospetta per il paese, e di fronte a un appello del parlamento, potrebbe anche accettare.

Questa mattina Bersani ha proposto Romano Prodi. Che ne pensa?
Prodi l’ho sempre stimato e mi piace chiamarlo “professore”. Ma – diciamolo – più che una scelta, è una minestra riscaldata.

Fatto il Presidente, verrà l’ora del Governo.
Allora, servirà che Pd, Pdl e Scelta Civica decidano di sostenere un governo di scopo, ricordando la situazione in cui versa il paese.

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