Pakistan. Nabila, cristiana, doveva sposarsi a novembre, ma è stata rapita e costretta a convertirsi all’islam

Il fidanzato è dovuto scappare dopo che Nabila è stata data in sposa al musulmano che l’ha sequestrata.

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Ancora una cristiana pachistana, Nabila Bibi, è stata rapita e costretta a convertirsi all’islam. Come riportato dal Pakistan Christian Post la ragazza, fidanzata con il cristiano Sajid Masih, si sarebbe dovuta sposare a novembre, ma settimana scorsa è stata rapita da un musulmano di nome Allah Rakha.

MINACCE CONTINUE. La famiglia ha denunciato la scomparsa alla Polizia di Changa Manga (Punjab) ma lo scorso 16 ottobre Rakha si è recato dal padre della ragazza, spiegandogli che la figlia ormai si era convertita all’islam e che lo aveva sposato, mostrandogli dei documenti. Il 22 ottobre il padre, il fratello e il fidanzato della ragazza sono andati a casa dell’uomo chiedendo notizie di Nabila. Nell’abitazione, però, c’era un gruppo di oltre 15 musulmani che li hanno minacciati impedendo l’incontro. Quando i parenti di Bibi hanno insistito, sono stati presi in ostaggio fino al giorno successivo. Dopo la liberazione uno dei rapitori ha fatto di nuovo visita al padre di Nabila, chiedendo notizie dell’ex fidanzato della ragazza, il quale è scappato per evitare il peggio.

CENTINAIA DI DONNE RAPITE. Sono circa 700 le donne appartenenti a minoranze religiose che vengono rapite e sono costrette a convertirsi all’islam e a sposarsi ogni anno. L’Aurat Foundation, che denuncia spesso episodi simili, ha sottolineato che i casi sono quasi tutti identici: dopo che i familiari delle sequestrate denunciano il rapimento, seguono le contro-denunce dei rapitori, che li accusano di mentire. Quando le donne rapite vengono interrogate per accertare la loro volontà, dichiarano quasi sempre di essersi convertite volontariamente. Infatti, la maggior parte delle volte vengono minacciate dai rapitori e il sistema non aiuta: «Le ragazze – spiega il rapporto dell’Aurat Foundation – restano in custodia dei rapitori» durante tutto il tempo del processo «e subiscono traumi e violenze di ogni tipo». Inoltre, agli interrogatori spesso è concesso ai rapitori di partecipare. I giudici accettano in silenzio questa prassi e per questo motivo molto raramente i casi si risolvono con il ritorno delle ragazze alla famiglia d’origine.

CRISTIANA BRUCIATA VIVA. Un altro recentissimo caso di violenza è quello che riguarda Sonia Bibi, ventenne cristiana bruciata viva dal suo ex ragazzo musulmano, Latif Ahmed, dopo che si era rifiutata di sposarlo. Dopo averla ricoperta di benzina, il ragazzo ha appiccato il fuoco e Sonia ha riportato ustioni sul 50 per cento del corpo, come ha confermato il medico dell’ospedale di Nishtar, dove la ragazza è stata soccorsa. Una volta ricoverata, Sonia ha spiegato l’accaduto alla polizia, che ha arrestato Ahmed. La ragazza, ha spiegato la polizia all’Afp, ha dichiarato di essere innamorata di Ahmed, mentre dalle indagini è risultato che l’uomo le ha dato fuoco dopo che lei si è rifiutata di sposarlo perché non lo amava più.

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