Pakistan. Cristiani attaccati dai musulmani con pistole e asce: «Mai una chiesa»

Tre cristiani feriti a Sahiwal. «È sconvolgente che la semplice volontà di costruire una chiesa possa scatenare tanta violenza. I musulmani ci odiano solo perché siamo cristiani»

Protesta a Gojra nel 2009 contro la persecuzione dei cristiani pakistani

Disposti a tutto pur di impedire ai cristiani di costruire una piccola cappella per pregare, un’orda di musulmani ha attaccato le 35 famiglie cristiane che vivono nel quartiere 92/9L Chal, nella città di Sahiwal, con pistole e asce. Tre fedeli sono finiti all’ospedale, gli altri si sono salvati solo grazie all’intervento della polizia, che però a un mese di distanza non ha ancora arrestato nessuno.

GLI SFORZI PER COSTRUIRE UNA CHIESA

Nel giugno 2019 Azeem Masih donò parte dei suoi terreni alla comunità per costruirvi una chiesa. Tutte le famiglie contribuirono e la costruzione iniziò in estate. Quando i leader della comunità di 230 famiglie musulmane scoprirono le intenzioni dei cristiani, li denunciarono subito alla polizia e alle autorità locali.

Queste successivamente ordinarono ai cristiani di interrompere la costruzione, dal momento che non erano registrati come comunità religiosa, pur appartenendo alla Chiesa presbiteriana riformata che è già registrata con il governo.

«STUPREREMO LE VOSTRE DONNE»

Azeem decise allora di informare la polizia che intendeva costruire una casa sul terreno. Non appena però terminò l’edificazione del muro di cinta e della porta l’1 febbraio, i musulmani lo accusarono di voler costruire un’altra chiesa. Il giorno successivo, un gruppo di oltre 30 musulmani accerchiò l’enclave cristiana, bussando alle porte delle case e trascinando fuori i cristiani.

«Ci hanno chiamati Chura, schifosi, dicendoci che gli infedeli sono degni solo di pulire i cessi e minacciando di stuprare tutte le nostre donne davanti a noi. Abbiamo chiesto loro di andarsene, ma sembravano volerci attaccare, intanto le donne gridavano pregando che Dio intervenisse a salvarci», ha raccontato un testimone, Wilson Raza.

«CI ODIANO PERCHÉ SIAMO CRISTIANI»

Appena tutti i cristiani furono riuniti in strada, i musulmani spararono alla testa di Azeem Masih e del cugino Sajid Masih. Un altro musulmano, brandendo un’ascia, colpì alla gamba un terzo cristiano, Razaq Masih. Solo l’intervento della polizia ha impedito una mattanza. Tutti e tre i cristiani feriti sono stati trasferiti in ospedale, dove si trovano ancora in gravi condizioni. Il giorno seguente, il 3 febbraio, i cristiani denunciarono tutto alla polizia. Ad oggi, però, ancora nessuno è stato arrestato e i musulmani continuano a minacciare i fedeli di stuprare le loro mogli, rapirle e convertirle a forza all’islam.

«I musulmani del villaggio sono potenti politicamente ed economicamente e non abbiamo alcuna speranza che la polizia faccia giustizia. Dopo tutto, ci odiano perché siamo cristiani», dichiara Wilson Raza all’Associazione dei pakistani cristiani britannici. «Speriamo che i feriti possano tornare presto dalle loro famiglie. Questo attacco ci ha lasciati devastati, ora viviamo nella paura e molti di noi vogliono andarsene anche se i nostri padri vivono qui fin dalla fondazione del Pakistan. È sconvolgente che la semplice volontà di costruire una chiesa possa scatenare tanto odio nei musulmani e tanta violenza. Questo odio ci lascia poche speranze per il futuro. Solo Dio può salvarci».

Foto Ansa