Pagellone della crisi. Grillo 0, Travaglio 10 e lode

Divertissement sui protagonisti di questi giorni. Dalla sinistra alla destra, un po’ di voti con qualche sorpresa

Conte: Quello dell’«anno bellissimo» e del nuovo umanesimo. Quanta panna montata per nascondere il nulla. Il potere ha dato alla testa di questo avvocato carneade che le ha provate tutte – sbagliandole tutte – per rimanere a Palazzo Chigi. Sintesi perfetta della metamorfosi grillina: da populista a poltronaro. Domopak: 3.

Travaglio: divide a metà con Renzi il merito di aver fatto cadere Conte. Non è uno scherzo. È grazie ai suoi consigli che l’avvocato del popolo le ha sbagliate tutte. Avanti così, Marco, regalaci altre sorprese. Contrappasso: 10 e lode.

Casalino: Vista la copertina del suo libro che poi non è uscito? Ecco. Ripijate: 2.

Grillo: È solo spam: 0.

Mattarella: Ricordatevi sempre che se è al Quirinale è per merito di Renzi e del Pd. Astuzia democristiana quella di far fare un giro a vuoto a Fico per avere la scusa di chiamare Draghi (che era già stato chiamato prima, ovvio). Volpino: 6,5.

Draghi: L’autorevolezza non si discute, cosa voglia fare e con chi lo vedremo. Non ci iscriviamo al club dei cantori del governo tecnico, ma è indubbio che è sempre meglio lui degli sciamannati. Speriamo in bene: s.v.

Renzi: Il reginetto degli scacchi è il più bravo di tutti a capire le mosse degli avversari e a muoversi d’anticipo sulla tavola quadrata. Nella politica ridotta a gioco, resta il miglior giocatore. Il problema è appunto questo: fa e disfa solo a partire dalla propria convenienza personale (anche se poi è bravissimo a farcela passare come “il bene del paese”). Ha una spregiudicatezza inversamente proporzionale alla sua umiltà. La pagherà cara una volta terminata questa legislatura. Inaffidabile: 6,5.

Zingaretti: Opportuno come un’uscita di Handanovic a centrocampo, riesce sempre a intervenire al momento sbagliato nel momento sbagliato. La cosa incredibile è che riesce a farlo senza dire niente. Fuori sincrono: 4.

Berlusconi: Forza Italia non c’è quasi più, lui appare sempre più defilato, eppure se Conte è andato a casa è anche merito suo e delle sue telefonate per non far scappare senatori intimoriti dal voto o lusingati da Conte (l’andirivieni di Luigi Vitali è già storia). «Draghi l’ho indicato io per la Bce», ricorda in queste ore. Non è più il presidente del Milan, ma col Monza si sta togliendo delle soddisfazioni. Quando si dice che lo sport è metafora della vita… MenomalecheSilvioc’è: 7.

Salvini: Combattuto se opporsi a Draghi o appoggiarlo dall’esterno, cosa farà alla fine? La mossa più responsabile, ma anche quella più contraria alla sua natura barricadera? Indeciso: 6.

Meloni: Chiede di andare al voto e non ha tutti i torti. Organizzandosi, si può votare. Lei lo fa anche perché le conviene, e ci sta anche questo. Però farebbe bene ad ascoltare qualche consiglio da Guido Crosetto che in un’intervista alla Verità, ha detto: «La posizione giusta è chiedere il voto, siamo d’accordo. Ma se ti accorgi che il voto non te lo danno, devi pensare a un altro modo per far saltare il banco. La tua priorità, e cioè mettere in sicurezza il tuo paese, rimane: non puoi, per così dire, lasciare la situazione in mano agli altri. Devi comunque provare a incidere, evitando il “muoia Sansone con tutti i filistei”». Giorgia, accetta un consiglio: 6.

Tabacci: Centrista per posizionamento e non per ideali, ha fatto la sua bella figura di epigono. Epigono del menga di una grande storia democristiana. Tessitore senza filo: 2.

Mastella: Idem come sopra. Ma almeno è simpaticissimo: 7.

Minzolini: Il principe dei retroscenisti è sempre lui. Aneddoti, battute, sospiri, messaggi cifrati. È il gran narratore del teatrone della politica e non a caso sui manuali di giornalismo è citato come l’inventore di un genere, il “minzolinismo”. Ma non è solo questo: le sue cronache da palazzo, alla fine, sono le più oneste e “il Minzo”, come lo chiamava Berlusconi, è uno ancora capace di mettere davanti la notizia ai suoi desiderata. Campione: 9.

Dagospia: il sito di gossip, tra la chiappa di una velina e lo scazzo tra semivip e “morti di fama”, sa anche leggere come vanno le cose in questo strano paese. “Dice tutto e il suo contrario”, osserverà qualcuno. Ma è vero solo in parte. Perché è vero che riporta anche versioni contrastanti, ma poi quando deve spiegare come stanno le cose non ha tutti quei tentennamenti che hanno i grandi giornali, inevitabilmente influenzati dalle simpatie dei loro editori. E poi, ve lo dobbiamo spiegare noi che non esistono “notizie innocenti”? Dipende sempre da chi te le dà, le notizie. Il difficile è metterle insieme, scremarle, dare loro una interpretazione. Le Dagonote sono ormai indispensabili. Ma pensa te: 8,5.

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