L’Olanda in crisi nera tassa anche i carcerati: dovranno pagarsi il “soggiorno” in cella

Il governo propone una tariffa di 16 euro al giorno per i primi due anni. Le associazioni a tutela dei detenuti: «È contro le normative europee sui diritti umani»

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16 euro al giorno. Quanto un ostello della gioventù, solo che con un trattamento decisamente più aspro delle grandi camere che solitamente gli alberghi più economici sanno offrire. È il prezzo che il ministero della Giustizia olandese vuole fissare per chi finisce in carcere, per fare fronte alle spese di soggiorno nelle prigioni dei Paesi Bassi. La nuova legge si trova ora al vaglio del Consiglio generale di Stato e del Consiglio della magistratura olandese, ed è sostenuta con forza dal governo del premier Mark Rutte: porterebbe un risparmio di quasi 65 milioni di euro nel giro di un anno, manna dal cielo per L’Aja e la austerity intrapresa per fronteggiare la crisi economica.

NUOVO WELFARE. L’Olanda è la quinta potenza dell’euro, ma anche la sua economia è in fase di recessione. Per questo sta abbandonando tante forme di welfare fino ad oggi sostenute: i sussidi di disoccupazione, gli aiuti sanitari… «Il classico welfare si sta lentamente ma inesorabilmente evolvendo in una società della partecipazione, nella quale i cittadini devono prendersi cura di se stessi, ed è la società civile a dover ideare soluzioni per questioni come la cura degli anziani», aveva spiegato Rutte tempo fa. «Bisogna che il detenuto comprenda che forma parte della società, e se commette un delitto ha l’obbligo di contribuire alle spese che provoca», gli ha fatto eco Johan Van Opstel, portavoce del ministero della Giustizia, «i suoi atti non possono essere economicamente pagati solo dal resto della cittadinanza».

COME FUNZIONERÀ LA GABELLA. Nelle carceri olandesi risiedono attualmente circa 12 mila detenuti, chiusi in celle che vanno dai due ai sei posti letto (meno frequenti): allo Stato, il costo di una cella per un periodo di 3 mesi è quantificato attorno ai 250 euro. La proposta di legge prevede che al detenuto sia chiesto un aiuto economico solo per i primi due anni di detenzione, lasciando il resto della pena al portafoglio dello Stato. Qualora volesse e avesse soldi a sufficienza, un carcerato potrà pagare le spese di detenzione all’inizio della pena, altrimenti potrà cercare di saldare il conto attraverso il lavoro in prigione o, ancora, spalmarlo su rate diverse una volta uscito. La misura sarà applicata anche ai detenuti delle cliniche psichiatriche, o ai genitori che hanno figli rinchiusi in strutture riabilitative. Tra le reazioni della gente, spiccano le proteste delle associazioni che difendono i detenuti: «Il piano è contro le normative europee sui diritti umani», è stato il commento di Pieter Vleeming, presidente di una di queste associazioni.

GERMANIA, DANIMARCA, ITALIA. Nel sostenere l’iniziativa, il premier Rutte ha sottolineato come l’Olanda non sia la prima nazione a muoversi in questa direzione, ma di aver seguito i percorsi già tracciati da Danimarca e Germania. Anche l’Italia dispone di una “gabella” simile che i detenuti sarebbero tenuti a pagare: si tratta di 1,7 euro al giorno, per il mantenimento delle strutture. Tuttavia, molto di rado capita che questa tariffa venga pagata: quando un carcerato espia la sua pena può chiedere che gli venga rimesso il pagamento, per disagiate condizioni economiche, oppure che il debito si trasformi in qualche giorno di libertà vigilata.

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