«I’m sorry». Perché l’Obamacare è stato un fallimento

Dall’introduzione della riforma nel 2010, sono state annullate le polizze a «circa il 5 per cento» degli americani. Anche Barack Obama ha dovuto scusarsi

La grande riforma di Barack Obama che avrebbe dovuto garantire l’assicurazione sanitaria a tutti gli americani è un mezzo fallimento. Lo certifica, senza dirlo apertamente, anche il New York Times, che parla di «centinaia di migliaia» di persone che dall’entrata in vigore dell’Obamacare si sono visti annullati i propri piani assicurativi e che hanno dovuto sottoscriverne di nuovi, molto più costosi.
A meno di un mese dal collasso del sito internet Healthcare.com, al quale avrebbero dovuto iscriversi 48 milioni di americani sprovvisti di assicurazione (e che ancora oggi funziona male), il presidente degli Stati Uniti ha dovuto scusarsi di nuovo, questa volta con gli americani che si sono visti cancellare le proprie assicurazioni sanitarie.

COLPA MIA. In un’intervista all’Nbc, andata in onda ieri, Obama si è detto «dispiaciuto che queste persone si trovino in una situazione del genere nonostante le rassicurazioni che avevano ricevuto da me». Il presidente aveva promesso, infatti, che non sarebbe stato obbligatorio cambiare le polizze già sottoscritte prima della riforma. Ma così non è accaduto. Le compagnie assicurative sono state costrette a cancellare piani sanitari che non comprendevano la copertura di alcune prestazioni. Nel corso dell’intervista, Obama ha affermato che il governo sta lavorando «duramente per risolvere i problemi» e che risolverà gli errori commessi «nella stesura della legge».

IL FALLIMENTO. Che la riforma sarebbe stata un fallimento, lo aveva previsto persino il medico personale (e progressista) di Obama, David Sheiner. «La riforma si rivelerà inefficace», disse tre anni fa, all’Huffington Post. Sospettava che non sarebbe stata sostenibile economicamente. E in effetti, per vie traverse, ha portato gli Stati Uniti sull’orlo del fallimento, a causa dell’intrasigente opposizione dei Tea Party, che non intendono abbandonare i tentativi di definanziarla. Quello che non poteva prevedere Sheiner è la paradossale conseguenza di una riforma che doveva ampliare la protezione sanitaria per gli americani e che ha portato invece alla cancellazione delle polizze di molti lavoratori, nonostante le promesse fatte da Obama («ciascuno potrà mantenere la propria assicurazione, se questa lo soddisfa», diceva nel 2009).

POLIZZE CANCELLATE. Di «scollamento tra le rassicurazioni di Obama e la realtà», parla il Washington Post. Sono state annullate assicurazioni a «circa il 5 per cento» degli americani, spiega il quotidiano americano. Non una cifra di poco conto. Si tratta dei lavoratori autonomi che stipularono polizze prima del 2010, e che decisero di escludere la copertura per alcune malattie (l’invalidità mentale, per esempio) che ora con la riforma di Obama sono obbligatoria. In teoria la legge avrebbe dovuto proteggere le assicurazioni sanitarie create prima del marzo 2010, però alcuni errori nella stesura nella legge hanno costretto le compagnie assicurative ad annulare le polizze.
Anche il leader della minoranza al Senato Mitch McConnell, vincitore indiscusso della battaglia interna ai repubblicani sulla legge di bilancio, ha attaccato Obama: «Se il presidente è veramente dispiaciuto per aver infranto le sue promesse al popolo americano, dovrà fare di più che scusarsi timidamente in televisione». McConnel ha invitato Obama a sostenere la legge del senatore repubblicano Ronald H. Johnson che, secondo i repubblicani, permetterebbe ai cittadini di «mantenere il piano assicurativo che hanno e che preferiscono».