Obama scarica sull’intelligence l’avanzata del Califfato. Risposta: «O il presidente non legge i report o dice stronzate»

Il presidente americano tenta di incolpare l’intelligence di non aver saputo prevedere quanto stava accadendo in Siria e Iraq. Ma persino il liberal New York Times lo inchioda alle sue responsabilità: «non lo considerava una priorità»

Perché gli Stati Uniti non sono intervenuti per fermare l’Isis prima che conquistasse un terzo dell’Iraq? Domenica, il presidente americano, Barack Obama, in una intervista televisiva alla Cbs, ha scaricato le responsabilità sull’intelligence americana. «Il nostro capo del coordinamento di intelligence, Jim Clapper, ha riconosciuto che io ritengo che abbiano sottovalutato quanto è accaduto in Siria», ha detto Obama. Ieri, però, un alto dirigente dell’intelligence, sul New York Times, ha smentito la linea di difesa adottata dal presidente americano. Secondo la fonte del quotidiano liberal, la Casa Bianca era stata correttamente informata del pericolo jihadista, però decise di etichettarlo come una questione «non prioritaria». A sottovalutare la minaccia, furono Obama e il suo staff.

SOTTOVALUTAZIONE. «Alla fine dello scorso anno – scrivono Peter Baker e Eric Schmitt sul New York Times – alcuni report “classificati” dell’intelligence americana davano un quadro sempre più fosco della crescente minaccia degli estremisti sunniti in Siria». Già alla fine del 2013 Obama era al corrente dei pericoli rappresentati dall’esercito dell’Isis, allora confinato in Siria. In questi documenti segreti, continuano i due giornalisti del Nyt, si segnalava anche «il deterioramento della prontezza e della morale tra le truppe irachene al confine».
Il presidente americano, dunque, non solo era stato informato della minaccia, ma era anche al corrente del rischio che potesse penetrare in Iraq, come è realmente accaduto pochi mesi dopo. Nonostante le segnalazioni, la Casa Bianca preferì non intervenire. A confermare la scelta del governo sono le parole di un alto funzionario dell’intelligence statunitense, che ai giornalisti del Nyt spiega: «Facemmo pressione perché la questione fosse presa seriamente in considerazione, ma la Casa Bianca rifiutò». Il Governo era concentrato su altro – precisa la fonte anonima – «era preoccupato per altre crisi». La minaccia dell’Isis «non era considerata una priorità».

«UNA SQUADRETTA DI SECONDA CATEGORIA». Sul Daily Beast un ex funzionario del Pentagono specializzato sugli estremisti sunniti in Iraq ha commentato causticamente le parole di Obama alla Cbs: «O il presidente non legge i report dell’intelligence o dice stronzate». Il Daily Beast ricorda che la rapidità della conquista del nord dell’Iraq da parte degli jihadisti forse non era facile da prevedere, però, già mesi prima che l’Isis dilagasse nella Piana di Ninive, le agenzie di intelligence avevano messo in guardia il Governo dal pericolo imminente.
A questo proposito quasi tutti i media americani hanno ricordato ad Obama il discorso tenuto al Congresso dal direttore della Defense Intelligence Agency, Michael Flynn, l’11 febbraio 2014: «L’Isis – aveva detto il capo della Dia – nel 2014 probabilmente cercherà di conquistare nuovi territori in Iraq e in Siria, come ha dimostrato di recente a Ramadi e Falluja». La segnalazione della minaccia arrivò un mese dopo un’infelice battuta di Obama, che definì l’Isis una «squadretta di seconda categoria». Il presidente preferì non dare ascolto a Flynn.

BASTAVA LEGGERE IL WSJ. Secondo il Daily Beast, Obama fece controllare il territorio del nascente califfato solo da un drone al giorno (dopo giugno, ne ha attivati 50). Il Wall Street Journal oggi ironizza: «Se Obama non voleva credere alla Dia, avrebbe sempre potuto comprare questo giornale. Il 6 gennaio di quest’anno abbiamo scritto che “la Siria stava contagiando l’Iraq, con la rinascita di al Qaeda nella vicina provincia di Anbar”». Un articolo, spiega il Wsj, che «non ha richiesto nessuna grande preveggenza o profonda attività investigativa». «Era evidente a chiunque prestasse attenzione agli eventi del Medio Oriente, o per lo meno a chiunque fosse disponibile ad ascoltare, che le notizie erano in contrasto con il mantra di Obama “la guerra, come una marea, si sta ritirando” e che al Qaeda era stata sconfitta». «L’incapacità di anticipare le mosse dell’Isis non è stato un fallimento dell’intelligence – conclude il Wsj – è stato un fallimento da parte dei responsabili politici. In primis, di Obama».