Notre Dame, o della Francia che vorrebbe chiudere Cristo in un museo

A un anno dall’incendio continua il dibattito sulla ricostruzione della cattedrale. La Chiesa da un lato, lo Stato dall’altro

Lo scorso 15 giugno, in una Notre Dame deserta e ancora ferita dalle fiamme divampate due mesi prima, il battagliero arcivescovo di Parigi Michel Aupetit pronunciava un’omelia destinata a rimanere nella storia: “Guscio vuoto”, “scrigno senza gioielli”, “scheletro senza vita”, “corpo senza anima”, ecco cosa diventerebbe una cattedrale senza pietra angolare: «Questa pietra angolare è Cristo. Se togliessimo questa pietra, la cattedrale crollerebbe».

STATO, TURISTI E CANOVACCI

In quei giorni il dibattito era acceso ma a senso unico: ricostruire Notre Dame, proprietà dello Stato francese (che alla Chiesa ha concesso il diritto esclusivo e perpetuo di utilizzarla a scopo religioso), escludendo l’arcidiocesi dal tavolo dei lavori, ricostruirla nel segno della contemporaneità, ricostruirla in quanto patrimonio storico e simbolico di Parigi e in quanto meta di migliaia di turisti ogni anno. Proprio così: ricostruirla in quanto bene patrimoniale, icona del suo tempo, attrazione turistica. Perfino in Italia, del vessillo di pietra di una storia millenaria cristiana nutrita dalla Chiesa ai nostri acculturati pensatori non poteva importare di meno: Notre Dame in fiamme serviva al canovaccio ora del riscaldamento globale ora dei naufragi nel Mediterraneo.

IL CULTO DEL VASCELLO

Quanto alla Francia, fin dalla prima fiammata le istituzioni hanno accuratamente scantonato l’ipotesi di piangerla in quanto luogo di cristianità: l’arcivescovo denunciava «l’abissale ignoranza religiosa dei nostri contemporanei» sottolineando che «l’unico scopo della cattedrale» è quello di essere «luogo di culto» e che «una cultura senza culto diventa incultura», il presidente Emmanuel Macron si guardava bene dal definirla chiesa cristiana o cattolica, i suoi ministri si guardavano bene dell’inquadrare la croce nelle foto scattate davanti al santuario e ovunque riecheggiava il paragone con il Louvre. Proprio le parole di Macron e quelle del leader della sinistra francese Jean-Luc Mélenchon («Era una parte di noi… del nostro destino»; «la nostra cattedrale comune, il vascello, la navata che tutti ci porta sui flutti del tempo»), come ha scritto Galli della Loggia sul Corriere, ponevano due «non trascurabili questioni»:

«Primo: l’insieme delle considerazioni e affermazioni suddette e mille altre analoghe ascoltate e lette in questi giorni non alludono forse – e neppure troppo velatamente, direi anzi con grande passione argomentativa – all’esistenza di una cosa che si chiama identità? Secondo: tale identità non si rivela forse a chiare lettere essere un’identità cristiana?»

L’INTRALCIO DELLE PANCHE DEI FEDELI

«Notre Dame è un’esperienza fisica e bisogna poterla vivere», ha sostenuto l’architetto francese Jean-Marie Duthilleu, suggerendo che nella cattedrale i visitatori avrebbero potuto immergersi ben più facilmente in tanta maestà d’arte e architettura senza l’ostacolo dei banchi di legno e i posti a sedere: «Oggi bisognerebbe rimuovere buona parte dei sedili dalla navata per poter provare la gioia contemplativa nell’architettura del luogo», ha spiegato, auspicando in una trasformazione dell’intera area su cui sorge Notre Dame in una sorta di museo capace di documentarne la rinascita. Un simbolo del simbolo.

“SCONSACRIAMO NOTRE DAME”

Così, quando poco tempo fa su La Croix il professor Michel Pastoureau, storico e medievalista, ha proposto di trasformare davvero la cattedrale (ormai assediata da orde di turisti che, a differenza dei pellegrini del passato, vi si recano solo per scattare foto e farsi i selfie) in un museo, in un Louvre – «non dovremmo espellere i turisti ma i fedeli: sconsacriamo Notre Dame» -, in pochi hanno capito che si trattava di una provocazione. Pastoureau è stato costretto a chiarire il suo pensiero: «Ovviamente non voglio cacciare nessun fedele fuori dalla cattedrale, per un cattolico praticante sarebbe un’idea a dir poco insolita» e si è scagliato contro chi briga costantemente a confondere cultura e turismo, animando derby tra turisti e fedeli: per Pastoureau è significativo che le sue parole siano state travisate almeno quanto l’aver stabilito una dead line per la fine dei lavori che coincide con “quella dell’apertura dei Giochi olimpici del 2024” ripensando ancora una volta alla cattedrale in relazione a scopi “che non hanno alcuna relazione con la fede, l’adorazione, la preghiera”. Perfino monsignor Patrick Chauvet, rettore di Notre Dame, ha dovuto citare nel documentario Sauver Notre Dame, il dispiegarsi di una vera e propria battaglia per difendere la dimensione spirituale di Notre Dame in Francia.

GLI AGGUATI A STATUE E OSTIE

Una Francia in cui la polizia fa irruzione armata in chiesa per interrompere una messa. Dove il trend delle violenze contro parrocchie e santuari è in continuo aumento: lo scorso anno, nel solo mese di febbraio, l’Osservatorio della cristianofobia registrava 65 atti gravi in tutti i dipartimenti della Francia, 22 chiese profanate, 11 vandalizzate, dappertutto sono state decapitate statue della Madonna, spezzati crocifissi, profanate ostie consacrate, bruciate cappelle e deturpate le pareti degli edifici con escrementi blasfemi. «L’anticattolicesimo è l’ingratitudine della Francia per la matrice da cui è nata. Cosa si cerca di distruggere?», chiedeva Robert Redeker.

ABBANDONO, MUSEALIZZAZIONE O NIGHT CLUB

Una Francia dove – ultimi dati relativi al 2018 – il numero delle ordinazioni è in calo costante mentre aumenta quello degli edifici sacri dismessi. «La chiusura alla funzione del luogo di culto cattolico implica tre strade: o l’abbandono totale o la musealizzazione oppure la riconversione ad altra profana funzione», spiega Aci stampa, ricordando che in Francia, esattamente come in molti altri paesi d’Europa (Tempi.it ha più volte parlato del caso Olanda dove moltissime chiese sono state chiuse o riconvertite in templi buddisti, musei e piste da skateboard), sono molti i casi in cui le chiese vengono riconvertite in altro tipo di edifici, persino in night club:

«Il problema, però, è soprattutto culturale, e il dibattito che si è creato intorno a Notre Dame racconta di un mondo secolare che prova ad usare ogni mezzo pur di prendere il controllo delle chiese. Come successe durante la rivoluzione, quando la stessa Notre Dame fu trasformata in tempio della ragione e persino in stalla. Come è successo durante il comunismo, dove le chiese furono persino convertite in palestre e magazzini. Come si prova a fare adesso a Notre Dame, con la scusa dell’eccessivo turismo».

Foto Ansa