Nel paese dove Dio non ha più casa

Cosa resta del cristianesimo in Olanda? Le chiese sono chiuse o riconvertite in templi buddisti, musei e piste da skateboard

L’impetuoso processo di secolarizzazione vissuto dalla Chiesa olandese sfratterà Dio dalle comunità? Per tutto il 2019 la redazione del settimanale cattolico Katholiek Nieuwsblad si è occupata dello spaventoso declino del numero di fedeli, partecipazioni alle funzioni religiose e fondi che ha costretto le arcidiocesi ad accorpare numerose parrocchie. Secondo il Nijmegen institute Kaski su circa 3,7 milioni di persone che si dichiarano cattoliche (e che costituiscono il 21,5 per cento della popolazione olandese, in calo del 40 per cento rispetto agli anni Sessanta) solo in 153 mila partecipano alla messa e in tutto il paese si contano solo 1.384 chiese e 686 parrocchie.

NESSUNO SI SPOSTA PER SENTIRE MESSA

Alla corposa inchiesta Katholiek Nieuwsblad ha dedicato il primo numero del 2020, arrivando a una conclusione dolorosa: quest’anno le comunità possono «fare a meno della chiesa». Non solo il ritmo con cui le chiese spariranno nelle zone più rurali del paese è destinato ad aumentare drammaticamente (specialmente nelle regioni tradizionalmente più cattoliche nel sud del paese il calo è più rapido), ma la disponibilità delle persone a spostarsi e raggiungere parrocchie più vicine, una volta chiuse quelle di riferimento, è bassissima: «La chiusura delle chiese non è solo dovuta all’abbandono dei fedeli, ma provoca l’abbandono della Chiesa stessa».

DAL PARROCO ALL’ASSISTENTE SOCIALE

Secondo il giornale, la scomparsa delle parrocchie non mostra implicazioni sociali evidenti. Spesso a fare le veci del pastore, che incontrava le persone supportandole all’interno dei loro piccoli o grandi drammi quotidiani, ci sono oggi gli assistenti sociali, associazioni per anziani o sportive hanno preso il posto della parrocchia nella vita degli abitanti come luogo di incontro e aggregazione. Anche per questo la popolazione, sempre più anziana, non sente “il bisogno” di spostarsi per seguire messa o la vita di una comunità lontano dai luoghi del proprio quotidiano, percorrendo grandi distanze spesso male collegate dai mezzi pubblici. Tuttavia, le chiusure delle chiese sono inevitabili, ha affermato Paul van Geest, professore di storia della chiesa e storia della teologia all’Università di Tilburg. «Il fatto che ogni quartiere dei Paesi Bassi avesse una propria chiesa è un’eccezione in tutto il mondo. La chiusura delle chiese è una conseguenza logica del fatto che la chiesa non è più un fattore vincolante nella società olandese».

IL PRINCIPIO BIBLICO DELLE RADICI

Secondo il teologo Henk de Roest, che per l’università teologica protestante ha studiato per anni il significato sociale delle chiese locali e la vitalità delle comunità religiose cristiane esistenti, far sentire le persone a casa in una nuova chiesa, all’interno di una comunità, è il compito più difficile per ogni parroco o pastore: quello delle radici e del mantenimento dei luoghi dove tutto ha avuto inizio è un principio biblico che risale alla Chiesa primitiva. «A Efeso c’erano diverse piccole chiese vicino a dove vivevano i cristiani. Queste chiese rimanevano sempre aperte, là dove erano nate, dove tutto aveva inizio rimanendo “piccole”. Man mano che cresceva il numero di fedeli, sorgeva una nuova chiesa da qualche altra parte». Secondo il teologo è proprio la dimensione piccola della chiesa a creare comunità e diventare preziosa per un quartiere o villaggio, focalizzarsi sulla crescita, puntare sulle maxichiese o spezzare con la burocrazia e senza i dovuti addii i legami con una parrocchia spezza qualcosa di molto più profondo del legame stesso con l’edificio.

«MEGLIO NESSUNA CHIESA DI UNA CHIESA IRRICONOSCIBILE»

Contro il fenomeno della riconversione delle chiese per motivi economici si è scagliato anche Ron van den Hout, vescovo di Groningen-Leeuwarden: «Meglio nessuna chiesa di una chiesa irriconoscibile», ha detto, «l’uso multifunzionale promuove la confusione e la profanizzazione del sacro». Tempi è tornato più volte sul tema della crisi dei fondi che ha costretto vescovi e pastori a vendere gli edifici sacri. Dal gennaio 2012 la chiesa cattolica di san Giuseppe ad Arnhem è stata trasformata in una pista per skateboard. Anticipando o seguendo lo stesso destino di centinaia di chiese cattoliche e protestanti in tutta l’Olanda, era stata chiusa al culto fin dal 2005. Ad Afferden, la chiesa cattolica venduta a un movimento buddista thailandese, è stata trasformata in un tempio che offre serate di meditazione a cui partecipano entusiasti ex parrocchiani e perfino il vecchio parroco. Lo scorso febbraio i fedeli dell’arcidiocesi di Utrecht, la più grande di tutta l’Olanda, hanno dovuto lanciare una petizione online per opporsi alla decisione del cardinale Wim Eijk, che aveva manifestato l’intenzione di sconsacrare la cattedrale di Santa Caterina e venderla per mancanza di fondi al vicino Museum Catharijne Convent, ex convento trasformato in una galleria d’arte.

SE NON REGGE LA FEDE, NON REGGE LA PIETRA

In Olanda non esiste l’8 per mille, non esiste uno Stato che aiuta i cattolici, le parrocchie sono proprietarie degli edifici e devono mantenerseli da sole. Non solo la Chiesa cattolica olandese «è sempre stata molto chiusa per il timore di perdere fedeli a vantaggio di protestanti o luterani», raccontava a Tempi.it don Michiel Peeters, missionario olandese della Fraternità San Carlo Borromeo e dal 2012 cappellano dell’Università di Tilburg, ma «non ha mai educato la gente a farsi delle domande sul senso della fede». E quando la tradizione cristiana è scomparsa nella società, «si è vista in tutta la sua drammaticità questa mancanza di educazione. L’edificio della fede non veniva verificato e per questo non ha retto, così come ora non reggono più gli edifici di pietra».

«IL CRISTIANESIMO È MORTO, MA CRISTO NO»

Per questo bisogna tornare a guardare all’Olanda come terra di missione: da quando don Peeters è arrivato a Tilburg (là dove una volta esistevano 30 parrocchie e oggi si contano solo 8 chiese) da anni non si diceva messa, oggi vi partecipano regolarmente circa 70 ragazzi e circa 200 universitari frequentano settimanalmente la chiesa. «Non è stato facile riproporre il cattolicesimo in un paese dove la consuetudine è scomparsa e c’è un enorme pregiudizio contro la Chiesa, considerata un luogo di pedofili impuniti, e il cristianesimo. Cristo però non ha detto: Io sono la consuetudine, ma Io sono la verità». Atea e libertaria, multiculturale ed iperindividualista, in Olanda il cristianesimo è morto «ma Cristo no».

Foto Ansa