Nel paese dove Dio non ha più casa

Di Caterina Giojelli
11 Gennaio 2020
Cosa resta del cristianesimo in Olanda? Le chiese sono chiuse o riconvertite in templi buddisti, musei e piste da skateboard

L’impetuoso processo di secolarizzazione vissuto dalla Chiesa olandese sfratterĆ  Dio dalle comunitĆ ? Per tutto il 2019 la redazione del settimanale cattolico Katholiek Nieuwsblad si ĆØ occupata dello spaventoso declino del numero di fedeli, partecipazioni alle funzioni religiose e fondi che ha costretto le arcidiocesi ad accorpare numerose parrocchie. Secondo il Nijmegen institute Kaski su circa 3,7 milioni di persone che si dichiarano cattoliche (e che costituiscono il 21,5 per cento della popolazione olandese, in calo del 40 per cento rispetto agli anni Sessanta) solo in 153 mila partecipano alla messa e in tutto il paese si contano solo 1.384 chiese e 686 parrocchie.

NESSUNO SI SPOSTA PER SENTIRE MESSA

Alla corposa inchiesta Katholiek Nieuwsblad ha dedicato il primo numero del 2020, arrivando a una conclusione dolorosa: quest’anno le comunitĆ  possono Ā«fare a meno della chiesaĀ». Non solo il ritmo con cui le chiese spariranno nelle zone più rurali del paese ĆØ destinato ad aumentare drammaticamente (specialmente nelle regioni tradizionalmente più cattoliche nel sud del paese il calo ĆØ più rapido), ma la disponibilitĆ  delle persone a spostarsi e raggiungere parrocchie più vicine, una volta chiuse quelle di riferimento, ĆØ bassissima: Ā«La chiusura delle chiese non ĆØ solo dovuta all’abbandono dei fedeli, ma provoca l’abbandono della Chiesa stessaĀ».

DAL PARROCO ALL’ASSISTENTE SOCIALE

Secondo il giornale, la scomparsa delle parrocchie non mostra implicazioni sociali evidenti. Spesso a fare le veci del pastore, che incontrava le persone supportandole all’interno dei loro piccoli o grandi drammi quotidiani, ci sono oggi gli assistenti sociali, associazioni per anziani o sportive hanno preso il posto della parrocchia nella vita degli abitanti come luogo di incontro e aggregazione. Anche per questo la popolazione, sempre più anziana, non sente ā€œil bisognoā€ di spostarsi per seguire messa o la vita di una comunitĆ  lontano dai luoghi del proprio quotidiano, percorrendo grandi distanze spesso male collegate dai mezzi pubblici. Tuttavia, le chiusure delle chiese sono inevitabili, ha affermato Paul van Geest, professore di storia della chiesa e storia della teologia all’UniversitĆ  di Tilburg. Ā«Il fatto che ogni quartiere dei Paesi Bassi avesse una propria chiesa ĆØ un’eccezione in tutto il mondo. La chiusura delle chiese ĆØ una conseguenza logica del fatto che la chiesa non ĆØ più un fattore vincolante nella societĆ  olandeseĀ».

IL PRINCIPIO BIBLICO DELLE RADICI

Secondo il teologo Henk de Roest, che per l’universitĆ  teologica protestante ha studiato per anni il significato sociale delle chiese locali e la vitalitĆ  delle comunitĆ  religiose cristiane esistenti, far sentire le persone a casa in una nuova chiesa, all’interno di una comunitĆ , ĆØ il compito più difficile per ogni parroco o pastore: quello delle radici e del mantenimento dei luoghi dove tutto ha avuto inizio ĆØ un principio biblico che risale alla Chiesa primitiva. Ā«A Efeso c’erano diverse piccole chiese vicino a dove vivevano i cristiani. Queste chiese rimanevano sempre aperte, lĆ  dove erano nate, dove tutto aveva inizio rimanendo ā€œpiccoleā€. Man mano che cresceva il numero di fedeli, sorgeva una nuova chiesa da qualche altra parteĀ». Secondo il teologo ĆØ proprio la dimensione piccola della chiesa a creare comunitĆ  e diventare preziosa per un quartiere o villaggio, focalizzarsi sulla crescita, puntare sulle maxichiese o spezzare con la burocrazia e senza i dovuti addii i legami con una parrocchia spezza qualcosa di molto più profondo del legame stesso con l’edificio.

«MEGLIO NESSUNA CHIESA DI UNA CHIESA IRRICONOSCIBILE»

Contro il fenomeno della riconversione delle chiese per motivi economici si ĆØ scagliato anche Ron van den Hout, vescovo di Groningen-Leeuwarden: Ā«Meglio nessuna chiesa di una chiesa irriconoscibileĀ», ha detto, Ā«l’uso multifunzionale promuove la confusione e la profanizzazione del sacroĀ». Tempi ĆØ tornato più volte sul tema della crisi dei fondi che ha costretto vescovi e pastori a vendere gli edifici sacri. Dal gennaio 2012 la chiesa cattolica di san Giuseppe ad Arnhem ĆØ stata trasformata in una pista per skateboard. Anticipando o seguendo lo stesso destino di centinaia di chiese cattoliche e protestanti in tutta l’Olanda, era stata chiusa al culto fin dal 2005. Ad Afferden, la chiesa cattolica venduta a un movimento buddista thailandese, ĆØ stata trasformata in un tempio che offre serate di meditazione a cui partecipano entusiasti ex parrocchiani e perfino il vecchio parroco. Lo scorso febbraio i fedeli dell’arcidiocesi di Utrecht, la più grande di tutta l’Olanda, hanno dovuto lanciare una petizione online per opporsi alla decisione del cardinale Wim Eijk, che aveva manifestato l’intenzione di sconsacrare la cattedrale di Santa Caterina e venderla per mancanza di fondi al vicino Museum Catharijne Convent, ex convento trasformato in una galleria d’arte.

SE NON REGGE LA FEDE, NON REGGE LA PIETRA

In Olanda non esiste l’8 per mille, non esiste uno Stato che aiuta i cattolici, le parrocchie sono proprietarie degli edifici e devono mantenerseli da sole. Non solo la Chiesa cattolica olandese «è sempre stata molto chiusa per il timore di perdere fedeli a vantaggio di protestanti o luteraniĀ», raccontava a Tempi.it don Michiel Peeters, missionario olandese della FraternitĆ  San Carlo Borromeo e dal 2012 cappellano dell’UniversitĆ  di Tilburg, ma Ā«non ha mai educato la gente a farsi delle domande sul senso della fedeĀ». E quando la tradizione cristiana ĆØ scomparsa nella societĆ , Ā«si ĆØ vista in tutta la sua drammaticitĆ  questa mancanza di educazione. L’edificio della fede non veniva verificato e per questo non ha retto, cosƬ come ora non reggono più gli edifici di pietraĀ».

«IL CRISTIANESIMO È MORTO, MA CRISTO NO»

Per questo bisogna tornare a guardare all’Olanda come terra di missione: da quando don Peeters ĆØ arrivato a Tilburg (lĆ  dove una volta esistevano 30 parrocchie e oggi si contano solo 8 chiese) da anni non si diceva messa, oggi vi partecipano regolarmente circa 70 ragazzi e circa 200 universitari frequentano settimanalmente la chiesa. Ā«Non ĆØ stato facile riproporre il cattolicesimo in un paese dove la consuetudine ĆØ scomparsa e c’è un enorme pregiudizio contro la Chiesa, considerata un luogo di pedofili impuniti, e il cristianesimo. Cristo però non ha detto: Io sono la consuetudine, ma Io sono la veritĆ Ā». Atea e libertaria, multiculturale ed iperindividualista, in Olanda il cristianesimo ĆØ morto Ā«ma Cristo noĀ».

Foto Ansa

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