No Tav, lo spettro del terrorismo sul movimento che blocca la Val di Susa

Gli antagonisti antitreno raggiunti da un avviso di garanzia per «attentato con finalità terroristiche o eversione». Solidarietà da sinistra e M5S

Lo spettro del terrorismo sul movimento No Tav. Ieri una dozzina di attivisti del Comitato di Lotta Popolare (Clp) di Bussoleno, il gruppo che raccoglie le frange più estremiste dell’organizzazione che da ormai due decenni si batte contro l’introduzione dell’alta velocità sulla tratta Torino-Lione, ha ricevuto un avviso di garanzia dalla procura di Torino per «attentato con finalità terroristiche o eversione».

COME LE BRIGATE ROSSE. «Per ora – fa notare Il Foglio – il reato di associazione terroristica, che prevede una pena da sei a venti anni, è stato ipotizzato solo nei mandati di perquisizione e di arresto: diventerà un’imputazione solo se i riscontri oggettivi, l’esito delle perquisizioni, degli interrogatori e dei riconoscimenti saranno tali da confermarla». Intanto, però, quattro imputati sui cinquanta totali che nel processo sono accusati di resistenza e danneggiamento, hanno deciso di rifiutare l’assistenza legale, «atteggiamento tipico dei brigatisti (…), per proclamare “il rifiuto dello stato e di qualsiasi istituzione o mezzo che lo rappresenti o lo riconosca”», precisa Il Foglio.

TERRRORISTI SONO I MAGISTRATI. Nel frattempo, l’“accusa” di eversione e terrorismo è stata rimbalzata da Alberto Perino, volto storico dei No Tav, nei confronti dei magistrati. Perino, da vent’anni nelle fila di chi si oppone all’avvento dell’alta velocità sulla tratta Torino-Lione, l’importante snodo ferroviario europeo che porterebbe molti benefici all’economia e al trasporto italiani, ha trovato ospitalità in un post sul blog di Beppe Grillo, dice che «Caselli (Gian Carlo, procuratore capo della Repubblica di Torino, ndr) ha consentito che i suoi pubblici ministeri si permettessero di fare il salto di qualità nella gravità delle accuse per intimorire la gente che resiste a quest’opera inutile e devastante». E aggiunge: «Ci accusano di essere terroristi perché non accettiamo i soprusi delle forze dell’ordine, perché non accettiamo che le leggi che si son fatti vengano da loro stessi calpestate e piegate ai loro porci affari. Sono loro gli eversori terroristi».

VOLTI NOTI, PD, GRILLINI E COMUNISTI. Tra i destinatari dell’avviso di garanzia della procura ci sono, rendo noto La Stampa: Rubina Affronte, figlia di un magistrato già coinvolta nell’aggressione al segretario della Cisl Raffaele Bonanni; Martina e Giulia Casel, figlie di uno dei portavoce più autorevoli del movimento; Luca Anselmo, già indagato per l’aggressione ai giornalisti del Corriere della Sera; Andrea Mascarino, guida del Comitato Giovani No Tav (Kgn), e Dana Lauriola, figura emergente al vertice del centro sociale Askatasuna.
Nella sala riunioni della Comunità Montana a Bussoleno si sono riunite tutte le anime della contestazione, istituzioni comprese. C’era il presidente della Comunità Montana Valsusa Sandro Plano del Pd, che ha definito «sbagliato ipotizzare i reati di eversione e terrorismo» per «ragazzi che rischiano la galera, magari sbagliando, ma per un’idea di mondo migliore rispetto ad altri che compiono reati ma per loro interesse» e «se devo scegliere tra questi due modelli preferisco i primi». C’erano poi altri tre sindaci No Tav, il deputato del Movimento Cinque Stelle Ivan Della Valle, i leader storici Alberto Perino e Nicoletta Dosio; e c’erano molti degli indagati, indifferenti alle accuse che pendono su di loro, e altri militanti; c’era persino il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero.