Nigeria. I terroristi di Boko Haram sono stati «tecnicamente sconfitti»? No, ecco perché

Il presidente Muhammadu Buhari, che promise di sconfiggere Boko Haram entro il 2015, dice di esserci riuscito. Ha strappato tante città ai jihadisti, che però non sono stati eliminati

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«E vi assicuro che entro la fine dell’anno Boko Haram sarà sconfitto». Con queste parole il nuovo presidente nigeriano Muhammadu Buhari fece nell’estate del 2015 la promessa che incarna da anni il più grande desiderio di tutti i nigeriani. La parole pronunciate alla cena di gala in onore dell’indipendenza del Benin sono state ripetute più volte nel corso dell’anno.

«TECNICAMENTE SCONFITTO». In un’intervista rilasciata lo scorso 24 dicembre alla Bbc l’ex dittatore islamico del paese, il cui mandato era cominciato a maggio, ha dichiarato con sicurezza: «Ho mantenuto la promessa. Boko Haram è tecnicamente sconfitto». Lo stesso trionfalismo è stato usato dal capo dell’esercito nigeriano, generale colonnello Tukur Buratai, che il 9 gennaio ha ribadito: «I terroristi sono stati confitti, ma dobbiamo continuare ad essere vigili perché potrebbero cercare di rialzare le loro brutte teste in altri modi».

ANNUNCI. Buhari e Buratai hanno buone ragioni per essere soddisfatti ma la realtà è lontana dai roboanti annunci, che assomigliano a quelli fatti negli ultimi sei anni, quando tanti ufficiali, a più riprese e vario titolo, hanno giurato di aver sconfitto «per sempre» i jihadisti, che dal 2009 hanno fatto decine di migliaia di vittime soprattutto in tre stati del Nordest della Nigeria: Borno, Adamawa e Yobe.

L’INCUBO DAWLAH. Prima le buone notizie. Nel 2015 l’incubo di tutti i nigeriani era contenuto in una parola: “Dawlah”, cioè Stato islamico. Il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, ha annunciato la sua creazione dopo la conquista di Damboa nel luglio 2014. Da allora, e per la prima volta dal 2009, i terroristi islamici hanno cercato di fare ciò che l’Isis è riuscito a realizzare in Iraq e Siria: una conquista territoriale su vasta casa. Nel giro di un anno, hanno occupato decine di città per un’area di circa 30 mila chilometri quadrati (pari all’estensione del Belgio) e Shekau, forse per terminare l’operazione di marketing, ha giurato fedeltà al califfo Al-Baghdadi.

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LA RICONQUISTA. Da maggio a dicembre, l’esercito nigeriano è riuscito a strappare ai terroristi tutte le città in precedenza occupate (segnate con un quadratino rosso nella mappa sopra). All’inizio del 2015, la capitale dello Stato di Borno, Maiduguri, era quasi circondata. Oggi, invece, può tornare a respirare. Difficilmente Boko Haram tornerà a coltivare sogni di conquista come quelli fatti l’anno scorso, ma il fatto che abbia perso le città non significa che sia stato sconfitto.

ANCORA ATTENTATI. Quattro giorni dopo l’annuncio trionfante di Buhari, infatti, con diversi attentati kamikaze nelle città di Maiduguri e Magdali i jihadisti hanno ucciso più di 100 persone: troppe per un gruppo «tecnicamente sconfitto». Più che «eliminati», i Boko Haram sembrano essere tornati alla vecchia tattica della guerriglia e degli attentati-lampo isolati usata dal 2009 al 2014.

LA STRAGE PIÙ GRANDE. L’esempio di Baga è significativo. È passato un anno dal più grande massacro compiuto dai jihadisti: la città di pescatori del Nordest della Nigeria, che si affaccia sul Lago Ciad, è stata rasa al suolo un anno fa, l’8 gennaio. Più di 3.500 edifici sono stati distrutti e un numero imprecisato di uomini che varia da qualche centinaio a duemila persone è stato ucciso. A Baga vivevano 300 mila nigeriani, oggi neanche mille.
I primi residenti tornati a casa dopo il massacro, a luglio, hanno raggiunto la città su un autobus. Il mezzo è stato preso d’assalto dai terroristi e otto persone sono morte. Pochi giorni dopo gli islamisti hanno sgozzato diversi pescatori e ucciso molti agricoltori in città. Nonostante l’esercito posto a difesa della città, a settembre Baga è stata di nuovo attaccata e ora i cittadini sono di nuovo terrorizzati. La guerra contro Boko Haram non è ancora finita.

Foto Ansa


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