Nigeria, attentato kamikaze in una scuola. «Ci sono molti studenti a terra in un lago di sangue»

Almeno 50 vittime a causa di un attentato, probabilmente dei jihadisti di Boko Haram. L’arcivescovo Kaigama: «È ora che i politici si uniscano e combattano contro i terroristi»

Sono almeno 50 le vittime di un attacco kamikaze suicida in una scuola a Potiskum (Nigeria). I feriti, stando a quanto riferito dalle autorità africane, sarebbero una ottantina. Sebbene non sia ancora stato rivendicato, è facile intuire che i responsabili di questa nuova strage sono i terroristi di Boko Haram, la setta islamista che da anni mette a ferro e fuoco il paese, sognando di instaurare il Califfato.
Il kamikaze si è fatto esplodere questa mattina, proprio nel momento in cui i duemila studenti della Govenment Science Secondary School, iniziavano la loro prima ora di lezione. «Ci sono molti studenti a terra in un lago di sangue», ha raccontato un testimone. «Stavamo aspettando l’intervento del preside, intorno alle 7.30, quando abbiamo sentito  un rumore assordante e sono caduto, la gente ha iniziato a gridare e correre, ho visto sangue su tutto il mio corpo», ha detto un ragazzo. I poliziotti, accorsi sul luogo, sono stati presi a sassate dai genitori disperati.
Nella stessa città la settimana scorsa un altro attentatore suicida si era lanciato contro un corteo sciita, provocando 30 morti.

COMBATTERE BOKO HARAM. Intervistato da Fides, monsignor Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Jos e presidente della Conferenza episcopale nigeriana, ha detto che «è ora che i nostri politici mettano da parte la lotta elettorale e si uniscano per combattere Boko Haram. Non sono purtroppo sorpreso che gli attacchi continuino, perché la strategia adottata per combattere Boko Haram non appare ormai troppo credibile. È in particolare molto preoccupante vedere come Boko Haram continui ad avanzare negli Stati di Borno e Adamawa, nonostante il forte spiegamento di forze militari e di sicurezza in quelle aree. È giunta l’ora di andare oltre i meschini interessi politici e guardare all’interesse della nazione».