New York e la statua di Madre Cabrini utile al vangelo dei diritti civili

Il governatore Cuomo prende le difese del monumento dedicato alla santa (che le attiviste della Grande Mela non vogliono tra i piedi). Un riconoscimento alla libertà religiosa? Macché. C’entra il Padrino

New York avrà la sua statua di Madre Cabrini grazie all’eroe liberal dell’aborto e dell’utero in affitto, il governatore Andrew Cuomo: una concessione alla celebrazione della libertà individuale e religiosa della prima cittadina americana proclamata santa, che costruì asili, scuole, orfanotrofi, case di riposo per laiche e religiose, ospedali tra New York City e Chicago? Macché, una vittoria, l’ennesima, del nuovo dogma dell’uguaglianza.

IL SONDAGGIONE “SHE BUILT NYC”

Riassunto delle puntate precedenti: giugno 2018, la first lady Chirlane McCray, moglie del sindaco newyorkese Bill de Blasio, annuncia a Bryant Park che finalmente i cittadini avranno la possibilità di correggere la “disparità storica” che vede il 90 per cento delle statue in città dedicate agli uomini: «Il numero di donne, conosciute e sconosciute nella storia, degne di essere celebrate a New York e negli spazi pubblici di New York è infinito – il che rende la loro esclusione così significativa e la nostra campagna per onorarle così urgente». Detto fatto, McCray lancia il programma “She Built NYC” invitando i newyorkesi a partecipare a un sondaggio online e indicare le icone femminili che hanno contribuito a costruire e modellare la città onorando le diversità. Per realizzare monumenti in loro onore il comune di New York spenderà la bellezza di 5 milioni di dollari. Rispondono circa 2 mila persone, vengono nominate 320 donne, tra di loro stravince (con 219 voti) Francesca Saverio Cabrini, 35 anni dedicati alla cura di poveri, analfabeti, ammalati e abbandonati, fondatrice del primo ordine di missionarie italiane e proclamata da Pio XII santa patrona degli emigranti.

ATTIVISTE, ABORTISTE, DRAG QUEEN: LE ICONE CHE PIACCIONO A NY

Ovviamente il comitato di accademici guidato da McCray, prima first lady nera di New York, femminista ed ex lesbica dichiarata, non la seleziona tra le donne da onorare: le sette nuove icone della città, viene annunciato, saranno Shirley Chisholm, prima donna di colore eletta al Congresso degli Stati Uniti, Katherine Walker, guardiana del faro di Robin’s Reef (unica donna bianca selezionata), “Marsha” P. Johnson e “Sylvia” Rivera, due trans nati uomini e diventati drag queen, fondatori dell’associazione Street Transvestite Action Revolutionaries, Elizabeth Jennings Graham, insegnante afro-americana e attivista per i diritti civili, la cantante jazz afroamericana Billie Holiday e infine Helen Rodriguez-Trias, pediatra femminista, prima presidente latina dell’American Public Health Association, membro fondatore del Comitato per i diritti di aborto: quest’ultima ha raccolto sette nomination, contro le 219 di Madre Cabrini.

LA BIZZARRA TOLLERANZA ZERO DI CUOMO

Nonostante le proteste dei cattolici, che a più riprese hanno chiesto al comune di non dimenticare la santa italoamericana, New York ha continuato a fare melina: fino al 13 ottobre, quando durante il Gala della Columbus Citizens Foundation, il governatore Cuomo è duramente intervenuto sulla vicenda. Condannando le divisioni che lacerano il paese, i pregiudizi e le manifestazioni contro i gay e contro i musulmani, Cuomo ha ribadito che «noi italoamericani, quando assistiamo a una discriminazione, ci alziamo e la condanniamo. Questo stato ha tolleranza zero nei confronti della discriminazione e ne sono orgoglioso come governatore. Ma come italoamericani, dobbiamo anche ricordare che noi stessi non siamo immuni dagli attacchi. La bruttezza degli stereotipi italoamericani è ancora viva e vegeta, la nostra battaglia non è finita».

GUERRA ALLO STEREOTIPO DEL PADRINO

Sorvolando sulla sbandierata tolleranza zero del governatore (capace di rivendicare sull’aborto fino al nono mese il suo agire “da cattolico”, e sognare promettere la locazione degli uteri e la compravendita dei bambini dopo aver fatto dei “diritti delle donne” una questione di fede) è qui che Cuomo si schiera con la decisione della diocesi di Brooklyn di realizzare comunque e senza l’aiuto del comune una statua di Madre Cabrini. Al grido di «alziamoci e chiediamo rispetto per la nostra comunità», ha assicurato «io stesso ho sentito quanto possano essere meschini gli stereotipi», e si è lanciato nel racconto di un aneddoto personale: «Qualche settimana fa, mio ​​fratello Christopher, che è un giornalista della Cnn, è stato insultato da alcuni uomini in un ristorante (è stato chiamato il “Fredo” della famiglia Cuomo (…) il video è diventato virale (…)  Il giorno successivo, il New York Post ha stampato una foto in prima pagina di mio padre, io e Chris come la famiglia del Padrino (…) Lo stereotipo dell’americano italiano come il mafioso, il delinquente, il gangster, è così falso e umiliante».

NON SI TRATTA DEI SANTI MA DEGLI IMMIGRATI

In pratica se non è utile a decostruire gli stereotipi di sesso e di genere sul suolo pubblico, la statua della santa può essere arruolata per superare quelli degli italiani tutta pizza mafia e mandolino e riscattarci dal cliché dei Corleone. O, ancora meglio, come ha affermato Nicholas DiMarzio, vescovo della diocesi di Brooklyn, ringraziando il governatore «entrambi siamo arrivati alla stessa conclusione: non si tratta solo di Madre Francesca Cabrini, si tratta di immigrati. Era una protettrice degli immigrati e abbiamo bisogno delle stesse protezioni per gli immigrati di oggi». Certo che non si tratta di Madre Cabrini: si tratta, ancora una volta di applicare il nuovo sacro Vangelo di dell’uguaglianza e dei diritti civili. Dove ai santi in quanto santi non può più essere data cittadinanza.

Foto Ansa