Usa, editorialista liberal scrive: chi non si riconosce in de Blasio non è per forza razzista. I giornali: «Licenziatelo»

Il caso Richard Cohen, firma progressista del Washington Post, finito nella bufera per aver sostenuto che c’è un’America diversa dalla “rivoluzionaria” New York

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Richard Cohen, descritto dal Foglio come un «elegante editorialista ebreo e progressista», dunque l’esatto contrario del classico «trombone della destra bianca», martedì 12 novembre ha firmato un commento per il Washington Post in cui sottolinea alcuni elementi della “rivoluzione” incarnata dal nuovo sindaco di New York de Blasio (il «bianco sposato a una donna nera e con due figli misti» eccetera) cercando di spiegare però che anche in America esiste una gran parte di cittadini, i conservatori, che non sentono tale “rivoluzione” come espressione del proprio mondo. Non per questo, ha scritto il paladino liberal Cohen, essi possono essere tacciati di razzismo. Si può ancora dire una cosa del genere?

No. Non si può. Infatti, come racconta il Foglio, contro Cohen «è subito partita una campagna di demonizzazione che ma mostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il volto intollerante del politicamente corretto». L’Huffington Post ha chiesto ai colleghi del Washington Post «per favore licenziate quest’uomo», e analoghe richieste sono arrivate da Atlantic, Salon, Gawker, Slate e Msnbc.com. Fortunatamente però Cohen gode dell’appoggio del suo direttore. Almeno «per ora», sottolinea il Foglio.

Riproponiamo il passaggio del commento di Cohen che tanta indignazione ha suscitato:

«Il partito repubblicano non è razzista, come Harry Belafonte dice del Tea Party, ma è intimorito dall’espansione del governo, dal secolarismo, dal mainstreaming di quella che una volta era l’avanguardia. Le persone con idee convenzionali devono respingere il riflesso faringeo quando considerano il sindaco di New York, un uomo bianco sposato a una donna nera e con due figli misti. Devo ricordare che la moglie di Bill de Blasio, Chirlane McCray, era lesbica? Questa famiglia rappresenta i cambiamenti culturali in corso in alcune parti – non tutte – dell’America. Per i conservatori, questo non assomiglia al loro paese».

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