Nel Pd odiano a tal punto Berlusconi che non hanno votato un loro fondatore: Franco Marini

Quirinale, seconda fumata nera che mette in luce la drammatica spaccatura nel partito di Bersani. E Grillo gongola

Quirinale. Come il primo scrutinio, anche il secondo non ha dato all’Italia un nuovo presidente della Repubblica. Se al primo giro è risultato evidente che Franco Marini non ha raccolto i numeri necessari per l’elezione, nella seconda tornata si è sostanzialmente fatto “melina”, con i tre grandi partiti – Pd, Pdl e Monti – che hanno votato scheda bianca.
Il problema è tutto nel campo del centrosinistra con un Pd spaccato tra la linea Bersani (che ieri aveva raggiunto l’accordo con Pdl e Scelta Civica per Marini) e l’ala degli intransigenti (molti Pd e Sel di Vendola) che invece preferiscono Stefano Rodotà (il candidato del Movimento Cinque Stelle di Grillo) o Romano Prodi (le cui quotazioni salgono) o Sergio Chiamparino (votato dai renziani per “mandare un segnale”).

BERSANI COL CERINO. Ora si cercheranno nuovi accordi e le ipotesi sono tra le più svariate. Quel che appare certo è che si andrà fino alla quarta votazione e il quorum si abbasserà fino a quota 504 (ora è fissato ai due terzi: 672).
Bersani ha dichiarato che “bisogna prendere atto di una fase nuova. A questo punto penso tocchi al Partito democratico la responsabilità di avanzare una proposta a tutto il Parlamento. Questa proposta sarà, come nostro costume, decisa con metodo democratico nell’assemblea dei nostri grandi elettori”.
Intanto che il segretario del Pd tergiversa (oggi ha subito un vero massacro, con il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che è arrivato a chiederne le dimissioni), Matteo Renzi annuncia che si recherà a Roma.

IL SOLITO ODIO PER IL CAV. Ormai nel Pd è guerra aperta e Beppe Grillo gongola annunciando che il suo partito voterà Rodotà fino alla quarta votazione. “Avessi fatto io quel che ha fatto Bersani – ha detto il comico durante un comizio a Trieste – sarei dovuto andare via dall’Italia. Bersani si è chiuso in una stanza, di notte, con Berlusconi per decidere il presidente della Repubblica. L’avessi fatto io… Con Marini sparisce tutto. E’ un ex dc, un ex sindacalista, non è stato nemmeno eletto in Abruzzo. Non dico che non è per bene, è una persona perbene”, ma sul suo nome si è siglato “l’accordo con Berlusconi e ho detto tutto”.
L’ultima battuta di Grillo svela il problema: Berlusconi. Grillo abilmente ha sfruttato l’odio nei confronti del Cavaliere che è l’unico vero collante rimasto in un partito senza progetti, idee e leader. Nel Pd odiano a tal punto Berlusconi che hanno affossato la candidatura di uno che il Pd ha contribuito a fondarlo: Franco Marini.